Commento a Figli di Maria di Cristian Natoli

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Figli di Maria ci narra una storia in cui i protagonisti sono i rapporti. Sia quello, più importante e immediato, tra madre e figlio, che quello un po’ meno diretto che riguarda cittadini e guerra. È proprio questa l’ambivalenza che il regista Cristian Natoli vuole narrarci col suo lavoro. Vuole andare oltre il rapporto madre/figlio, certamente molto duro in quel particolare periodo, ma usarlo come filo conduttore per raccontarci del primo conflitto mondiale.

La visione di questo documentario regala qualcosa che non sempre è scontato, soprattutto guardando prodotti di questo tipo, e cioè un impatto emotivo.

Rurlisulta facile lasciarsi commuovere in varie parti di questo lavoro, che gioca nell’alternarsi di foto e documenti d’archivio ed interviste a persone che hanno conosciuto chi la Grande Guerra l’ha vissuta. Figli di Maria si concentra su ciò che accade nella nostra parte di regione e, nel farlo, riesce a risvegliare il nostro interesse con la varietà dello svolgimento. Infatti quel che ci viene raccontato non è solo la vita della trincea, della guerra e della morte tra spari, baionette e bombarde, ma anche la vita di chi al fronte non c’era e viveva in città, quando il fronte non era per nulla lontano.

Si può dire che la guerra è protagonista, certo, ma senza mai essere troppo pressante con la sua presenza. È una sorta di ombra che alleggia su di noi per tutto il racconto.

Ad accompagnarci in questo viaggio, inoltre, la figura onnipresente del treno, che corre in un viaggio che segue tutto il corso della guerra per fermarsi, col suo carico di vittime, soltanto alla fine del conflitto.

Questo documentario permette di vedere varie sfaccettature della guerra, in particolare concentrandosi sulla zona di Gorizia. Si comincia osservando la città di Gorizia prima della guerra e a scoprendo com’era vista prima del fatidico 1915.

Pian piano poi ci si arriva allo scoppio del conflitto, quando il fronte non era distante dalla città che poi, dopo la quarta battaglia dell’Isonzo diverrà vero e proprio campo di battaglia. Nel contempo scopriamo i sogni di chi aspettava la liberazione da parte dell’esercito italiano, visto come un insieme di eroi cavallereschi e non come i soldati, sporchi e costretti a vivere di stenti nella prima linea.

Si arriva, cosi, alla battaglia di Caporetto venendo a conoscenza delle sue conseguenze, sia sul fronte tecnico della guerra che, e sopratutto, su quello del punto di vista dei soldati che stanchi, spaesati e col morale sotto le scarpe, vogliono solo tornare a casa e sfuggire da quell’inferno di morte e trincee, anche a costo di disertare. A tutto sono disposti per scappare a quella guerra che ha chiesto un costo altissimo in vite umane. Molti dei corpi dei giovani caduti venivano seppelliti in cimiteri di fortuna per poi andare persi a causa di bombardamenti e battaglie. Di loro rimaneva, così, solo il ricordo alle madri che aspettavano a casa il loro ritorno e che non avrebbero avuto nemmeno una lapide su cui piangere la morte dei loro figli.

La narrazione ci porta fino alla fine della guerra, con la tanto agognata e sognata annessione di Gorizia all’Italia, a quel passaggio dall’essere sudditi austriaci a essere cittadini italiani che tanti avevano aspettato per anni.

Insomma, Figli di Maria è un lavoro che vuole trasmette tutte le sfaccettature dei sentimenti e delle emozioni che si potevano vivere nel periodo della Grande Guerra.

A seguire l’intervista a Cristian Natoli. Qualche domanda per conoscerlo e per avere qualche informazione in più sul suo progetto:

Innanzitutto parlaci un po’ di te e del tuo percorso artistico.10917063_10153113311003933_4333733746580123709_n

Sono nato a Gorizia nel 1981 dopo aver studiato all’I.T.I.S. Galilei mi sono iscritto al DAMS di Gorizia. Nel 2001 ho iniziato a occuparmi di audiovisivo e a seguire corsi di regia e di sceneggiatura. Da allora ho lavorato e collaborato con diverse realtà del settore come Good Time Production, Bianca Film, Transmedia e Indigo, con la quale sto lavorando per il film di Ivan Cotrone “Un bacio”. Contemporaneamente nel 2001 ho iniziato la mia produzione da regista che mi ha portato a realizzare cortometraggi, mediometraggi, spot e videoclip. Nel 2009 sono approdato al mondo del documentario, settore nel quale ho fatto la regia di diverse opere tra cui la prima lavoro è stata “Áttörés: 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino”; poi nel 2012 è seguito “Per Mano Ignota” documentario dedicato alla strage di Peteano, che ha ricevuto diversi premi (finalista al Golden Door film festival di Jersey City USA; Miglior Documentario al Cuneo Film Festival 2013; Vincitore del Premio A.N.P.I. al Valdarno Cinema Fedic 2013, Menzione Speciale della Giuria al Sardinia Film Festival 2013; Finalista ad Ariano International Film Festival 2013; in concorso ai Premi David di Donatello 2013).

Inoltre nel 2013 ho realizzato Allamhatar, un documentario sperimentale che tratta il tema dei “confini” che è stato selezionato come finalista all’importante “Premio Celeste” per cui gli è valsa l’esposizione al Palazzo delle Arti di Napoli per 10 giorni ad ottobre del 2013.

D) Parliamo di Figli di Maria, come ti è venuta l’idea di questo documentario?

Da sempre sono interessato alla storia di Gorizia e nel mio percorso di studi, quando possibile, ho sempre seguito corsi monografici riguardanti la Grande Guerra, poi in questo periodo, in seguito alle commemorazioni relative al centenario dello scoppio della G.G., ho potuto seguire interessanti tavole rotonde e workshop a riguardo dove mi è venuta l’idea di parlare dei ricordi delle famiglie goriziane coinvolte negli accadimenti della guerra.

D) Un punto di forza del lavoro è la sua capacità di colpire anche la sfera emotiva di chi guarda. E’ stata una cosa a cui hai puntato fin dall’inizio? Quali sono, secondo te, le caratteristiche più importanti del lavoro?

Proprio la scelta di sentire i “racconti di famiglia” di per sé è una scelta che vuole andare ad analizzare un aspetto più “umano” dei fatti della grande guerra, in modo da non vedere la storia dal punto di mista meramente storico ma anche da quello emotivo e sentimentale che ancora oggi per dura nelle persone e nei racconti.

D) Dopo questo ottimo lavoro quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto lavorando a un progetto di fiction e a un nuovo documentario, ma per scaramanzia non voglio dare troppi dettagli, però spero a breve di poter iniziarne lo sviluppo.

D) Ti va di lasciarci i tuoi contatti per coloro che vorranno seguirti?

Certo, potete seguirmi sul mio profilo Facebook cercando Cristian Natoli o sulla pagina sempre di facebook di Figli di Maria. Vi lascio la mia email a cui potete contattarmi per info cristiannatoli@yahoo.it

Luca Argano

Sagana

Sagana è creatore e autore del progetto Culto Underground. Appassionato di musica, film, fumetti, videogiochi e tutta l'arte underground, nel 2008 inizia il progetto zeitgeist, predecessore di C.U. che si conclude nel 2011 per ragioni personali. Un paio di anni dopo ricomincia con spirito nuovo e con il nuovissimo collaboratore Nemo, che lo spinge a riesumare il progetto!

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