Culto Retrogaming: Doom 3 (2004)

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Bentornati cari cultisti per una nuova puntata di Culto Retrogaming, la rubrica di Culto Underground dedicata ai vecchi giochi che abbiamo amato! Oggi voglio parlarvi di un gioco facente parte di una saga che mi sta particolarmente a cuore, Doom 3!

Doom 3 uscì per Xbox nel 2004. ricordo chiaramente quanto lo aspettavo da ragazzino. Lo presi all’uscita (cosa rara per quel che mi riguarda) per poi consumarlo svariate volte. La trama del gioco è semplice, un marine dello spazio viene inviato su una base UAC (una base di ricerca della corporazione spaziale) per un missione di routine. Ben preso il protagonista (che non ha nome ma si usa definirlo con “Doomguy”) si ritroverà coinvolto in una strana invasione di creature mortali che faranno vittime su vittime tra soldati e scienziati.

Il gioco si presentava, ai miei occhi, distaccandosi da quell’attitudine puramente sparatutto splatter dei precedenti due capitoli della saga. Certo, lo sparatutto è una componente importante del gioco (bhe, da un titolo della saga di Doom che potremmo aspettarci di diverso?)ma qua atmosfera e la tipologia del gioco cercano di spostarsi verso una componente più horror, sia a livello di situazioni che, e sopratutto, su quelle dell’atmosfera. La cosa funziona per gran parte del gioco e grazie ad un paio di trovate azzeccate. I colpi in giro sono tanti ma proporzionali alla quantità di nemici, quindi qualche tiro sbagliato di troppo e si rischia di rimanere a secco e, sopratutto l’uso della torcia per illuminare (al posto dell’arma, quindi o illumini o spari) sono tra le caratteristiche capaci di alzare il livello di sfida del gioco. Doom 3, inoltre, cerca di essere abbastanza oscuro quindi, sopratutto all’inizio l’usare la torcia sarà piuttosto utile sopratutto se, come me, amate esplorare le zone di gioco per quanto possibile senza tirare avanti verso la fine come dei perfetti nabbi.

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Interessante, ai fini della storia, la questione dei palmari e dei computer che troveremo in giro per la base. Coi palmari dei vari operai, scienziati o soldati che troveremo in giro per la base potremo scoprire ogni frammento della trama vedendolo con gli occhi di chi stava vivendo il prologo al disastro senza saperlo. Inoltre all’interno dei palmari potremmo trovare codici per aprire armadietti o particolari stanze raggiungendo così armature, proiettili o, nella più rosea delle aspettative, armi.

Già, le armi. Come in ogni Doom che si rispetti l’arsenale a disposizione è piuttosto ben fornito e permette al giocatore una vasta possibilità di scelta su come maciullare il malcapitato demone che gli si para davanti. Personalmente sono uno che ama andare sul classico, quindi il novanta per cento del gioco l’ho fatto imbracciando il caro vecchio fucile a canne mozze che cambiavo solo di tanto in tanto per motosega, fucile al plasma o BFG 9000…insomma scambiavo solo i classici. Nonostante ciò le armi interessanti non mancano e sono tutte ottime armi come mitragliatore, minigun, bazooka ed altre…insomma ognuno avrà di che scegliere.

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Nonostante tutti questi punti positivi e l’averlo giocato svariate volte questo gioco però non è mai riuscito a piacermi del tutto. Il fatto è che l’atmosfera horror, almeno per come ho vissuto io il gioco, va scemando, ironicamente, man mano che ci si avvicina al tanto aspettato momento di scendere all’inferno. Pure da questo mi aspettatavo qualcosa di più rispetto ad una zona estremamente lineare che regala solo alcuni momenti visivamente interessanti. Insomma Doom 3 soffre del calo di tensione che non riesce a fargli fare quel passo in più per divenire un gioco epico a livello di atmosfera. Altro difetto che mi diede, e tutt’ora se ci rigioco mi da, terribilmente fastidio è il fatto che buona parte dei mostri vengono presentati con un breve filmatino. Dall’Imp al Pinki molti subiscono questa sorte rovinando però la tensione del gioco, quella tensione ti viene regalata dal sapere che mentre passeggi per una tranquilla base infestata da esseri demoniaci qualcosa di nuovo potrebbe arrivare e cercare di strapparti le costole per usarle come stuzzicadenti.

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Insomma, Doom 3 ovviamente è un gioco consigliabile sotto molti punti di vista ma ha il difetto di essere un ottimo sparatutto ma di non riuscire ad arrivare oltre questo. Forse è colpa mia, che dopo i due epici e precedenti capitoli mi aspettavo un nuovo ed innovativo punto d’inizio. Ora i miei occhi, come quelli di molti di voi sicuramente, sono rivolti verso l’imminente Doom 4. Dai video presentativi pare essere un Doom come potrebbe piacermi in nuova generazione, frenetico e pieno di nemici. Nonostante ciò la beta del multyplayer non è stata proprio ciò che mi aspettavo per quanto godibile. Sarà un gioco epico o si limiterà ad essere ottimo ma non perfetto come il suo capitolo precedente? Ai posteri (ed a noi) l’ardua sentenza!

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Nemo

Nemo è un ragazzo di 24 anni che studia al Dams di Udine che ha sede nella sua città natale, Gorizia. Si interessa sopratutto di film e fumetti e ascolta anche musica spaziando quando capita tra vari generi. Conosce Sagana e dopo qualche tempo decidono di cercare, stavolta assieme, di ridare lustro al blog di Culto Underground per salvare un buon progetto dalla decadenza e rimetterlo sui giusti binari