Culto Retrogaming: Power Stone / Power Stone 2

Powerstone Covers

Un cordiale bentornato a tutti i lettori di Culto Underground! Come ogni lunedì con la rubrica Culto Retrogaming affrontiamo alcuni titoli del passato meritevoli di nota, in alcuni casi passati ingiustamente sotto silenzio o dimenticati dai più. Quest’oggi il vostro fedele scribacchino Metallo si occupa dei due episodi che compongono una delle serie di picchiaduro più particolari prodotte dalla Capcom, capace di coniugare una naturale immediatezza nelle meccaniche di base con altri aspetti più innovativi tuttora capaci di di sorprendere per la loro originalità e freschezza: stiamo parlando di Power Stone. La sua maggiore sfortuna? Uscire per una console condannata al fallimento. Ma andiamo con ordine…

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Poche console hanno avuto uno sviluppo ed una storia travagliati come quelli della SEGA Dreamcast. Lanciata sul mercato nel 1998 e primo esempio di console a 128 bit capace persino di connettersi online, la Dreamcast possedeva sotto il profilo tecnico un’architettura differente da quella delle sue rivali PS2, Gamecube ed Xbox che le consentiva di creare un comparto grafico con ombre volumetriche, textures e modelli poligonali capaci di superare i suoi evidenti limiti di sistema e di combattere alla pari con le sue rivali, uscite qualche anno dopo; purtroppo la situazione economica disastrata della SEGA, alcuni problemi di natura informatica e la concorrenza spietata della rivale Sony portò la casa giapponese a terminare nel marzo 2001 la produzione della sua console nonostante le buone vendite ottenute fino a quel momento, purtroppo insufficienti a colmare la voragine di debiti accumulatesi. Un vero peccato se si pensa alla qualità di alcuni titoli di punta della Dreamcast, tra i quali, oltre al leggendario Shenmue, spiccano appunto i due capitoli di Power Stone, due titoli sviluppati rispettivamente nel 1999 e nel 2000 da una Capcom in grande spolvero che ancora non si limitava a mungere le sue IP più redditizie (I’m looking at you, Resident Evil…) ma che purtroppo videro il suo bacino di utenti estremamente limitato, passando quindi in sordina rispetto ad altre serie più pubblicizzate su console ben più celebri.

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“Quindi? In cosa consiste questo videogame?” chiederete voi. Ebbene, Power Stone è un picchiaduro arcade ad incontri ambientato in un mondo ottocentesco vagamente steampunk dove il ricco aviatore Edward Falcon ed altri personaggi hanno scoperto delle misteriose gemme capaci di mutare i loro corpi in vari modi, garantendo loro dei poteri che superano ogni limite umano. Ovviamente alcuni dei possessori delle pietre cercheranno di utilizzarle per scopi malvagi quindi Falcon (assieme agli amici che si farà lungo il viaggio) dovrà muoversi in giro per il globo e cercare di fermare le loro mire incontrollabili. Gli scontri si svolgono in piccole ma dettagliatissime arene 3D ricolme di oggetti ed armi (che vanno dai tubi di piombo alle mitragliatrici Gatling, passando per molotov e bazooka) da utilizzare per colpire l’avversario o difendersi da esso; il giocatore potrà combattere a mani nude utilizzando brevi combo, prese e schivate ma soprattutto raccogliendo in sequenza 3 gemme sparse per l’arena potrà trasformarsi in una potente creatura e tempestare di colpi feroci il suo povero rivale. La grande varietà di oggetti utilizzabili, la conformazione delle arene e le diverse “supercombo” delle versioni potenziate di ogni personaggio rende ogni incontro molto più tattico dello standard dei picchiaduro e più vicino come stile a quello della serie Super Smash Bros; lo stile grafico colorato ma ricco di particolari ed il sonoro azzeccatissimo rendono il tutto piacevole anche rispetto agli standard attuali ed il gameplay veloce ed equilibrato del tipo “facile da imparare, difficile da padroneggiare” permette di macinare ore ed ore senza annoiarsi praticamente mai.

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Il buon successo di critica e di pubblico del primo episodio portò la Capcom a pensare in grande: oltre ad una serie animata ispirata alla serie (arrivata nel 2004 su Italia 1) gli sviluppatori giapponesi decisero di lavorare ad un seguito che superasse tutti i limiti finora raggiunti, sia che riguardassero personaggi, armi, arene o modalità multigiocatore. Il risultato? Power Stone 2, un titolo che aggiungeva molta sostanza ad uno schema già rodato, semplificava il sistema di combattimento ma sapeva anche innovare con alcuni dettagli di gameplay assolutamente geniali per l’epoca e tutt’ora brillanti. I personaggi giocabili passano da 10 a 14, le armi aumentano ancora con l’aggiunta tra le altre cose di scettri congelanti, torrette, carri armati e aerei bombardieri (!), alcune modalità consentono scontri tra 4 giocatori contemporaneamente ma soprattutto le arene acquistano la possibilità di modificarsi nel tempo, dando ancora più sapore ad un sistema di gioco molto più complesso ed esilarante. Per fare un esempio: un match può iniziare su una nave volante dotata di torrette, con la caduta progressiva di parti dell’aeronave si passa ad una sezione in caduta libera fino all’atterraggio davanti ad un portale monumentale dove è possibile utilizzare un piccolo tank e delle catapulte per danneggiare l’avversario, il tutto senza soluzione di continuità. Tutto questo ben di dio ha purtroppo qualche scotto da pagare, ad esempio un engine un po’ meno dettagliato, un numero minore di arene o una certa difficoltà talvolta a mantenere il controllo della situazione, ma la qualità rimane comunque alta ed il divertimento in 4 persone è garantito.

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Dopo questa seconda fiammata, il silenzio. Un silenzio rotto solo nel 2006 dall’uscita dei due titoli per PSP in una versione con qualche piccola modifica ma sostanzialmente inalterata rispetto a quella Dreamcast. Se anche la serie di Darkstalkers ha visto il totale disinteresse di Capcom per un eventuale seguito, i suoi personaggi più celebri come Morrigan, Hsien-Ko e Felicia continuano ad apparire in altri titoli come la saga Marvel vs. Capcom mentre non si può dire lo stesso dei dimenticati protagonisti di Power Stone. Ritorneranno a finire di raccontarci le vicende di Edward Falcon ed i suoi amici? Temiamo proprio di no. Ma nel frattempo consigliamo a chiunque sia appassionato di picchiaduro di provare i due capitoli se possibile, magari su PSP visto che le cartucce Dreamcast sono diventate sempre più rare e costose. Nonostante i 16 anni sul groppone il gameplay risulta tuttora fresco e diventente e non mancherà di offrire ancora un grande numero di ore di divertimento. Preparate i vostri biplani: la caccia alle Pietre della Potenza è ancora aperta!

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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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