èStoria a teatro: La lingua assediata – Il report –

Dante Alighieri con titolo èStoria
èStoria a Teatro: La lingua assediata

Ancora una volta èStoria conferma il suo grande appeal anche al di fuori del territorio goriziano, la gremitissima platea del Teatro Verdi di Pordenone ha ben accolto la conversazione fra Stefano Bartezzaghi e Paolo Medeossi intitolata “La lingua assediata”. Noi di Culto Underground c’eravamo e non vedevamo l’ora di condividere con voi questo report! Continuate a leggere per saperne di più.

Domenica 26 febbraio 2017 al Teatro Verdi di Pordenone è andato in scena il secondo dei quattro appuntamenti della serie “Essere italiani: forme, invenzioni e prospettive di un’identità”. Questo ciclo di incontri, iniziato lo scorso 22 gennaio (di cui potete leggere il nostro primo report cliccando QUI), è stato ideato con lo scopo di approfondire il tema dell’identità italiana attraverso il confronto, le parole e le idee dei più illustri studiosi del Belpaese.

Ad approfondire la tematica “La lingua assediata” sono saliti sul palcoscenico Stefano Bartezzaghi e Paolo Medeossi, due autorevoli giornalisti e scrittori che hanno conversato e intrattenuto l’attentissimo pubblico per circa un’ora e mezza partendo da una semplice domanda: “a cosa serve l’italiano?”.

Se la risposta alla domanda potrebbe apparentemente risultare semplice, in realtà l’approfondimento proposto è stato più articolato e ambizioso di quanto ci si sarebbe potuto aspettare. In effetti la dicotomia “italiano-comunicazione” non è così scontata, Bartezzaghi infatti ha posto l’accento su due aspetti molto importanti della nostra lingua.

Da un lato la comunicazione sintatticamente e grammaticalmente corretta ma che può risultare difficile da comprendere, dall’altro lato invece una maggiore semplicità di comunicazione che guarda più alla sostanza che alla forma ma che proprio per questo non può essere un modello di linguistica da emulare. Insomma, oggigiorno risulta difficile trovare qualcosa che sia intermedio fra correttezza della forma e immediatezza nella formulazione.

Stefano Bartezzaghi e Paolo Medeossi èStoria
Stefano Bartezzaghi e Paolo Medeossi

Ha suscitato molto interesse fra il pubblico il tema dell’unità linguistica italiana, che ha trovato concordi ambedue i relatori sul fatto che sia stata una conquista derivata dalla Grande Guerra. Tuttavia – ha concluso Bartezzaghi – non va dimenticato che in ogni parte d’Italia ci riconosciamo come italiani per quelle diversità della lingua che contraddistinguono le varie zone del Paese.

Molto divertenti e quanto mai attuali le “40 regole per parlare bene l’italiano” di Uberto Eco che sono state lette a metà conferenza. Fra tutte vale la pena di ricordare quelle più irriverenti “Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata”, “Esprimiti come ti nutri” o “Le parole straniere non fanno affatto bon ton”. Chiaramente, ognuna di queste frasi contiene l’errore che andrebbe evitato.

Se la parentesi ironica è stata utile a spezzare i ritmi della conferenza, parlare di contemporaneità, di spin doctor e di comunicazione nell’epoca dei social network è servito per mantenere alto il livello di attenzione dei tanti presenti in sala. Troppa enfasi sta erodendo il senso della letteralità – ha affermato Bartezzaghi -, oramai le persone si stanno abituando ad ascoltare solamente cose molto enfatiche. I social network da questo punto di vista non aiutano perché, pur essendo dei mezzi utili e veloci, talvolta vi è troppa spontaneità nel loro utilizzo ed essere spontanei nella mondo della comunicazione, spesso, non è efficace.

Non è mancato un breve excursus sul giornalismo sportivo, con particolare riferimento a Giovanni Brera e alla sua padronanza della lingua italiana. Proprio partendo dal lascito dei numerosissimi neologismi coniati da Brera e poi diventati d’uso comune nel linguaggio calcistico, il giornalista Paolo Medeossi ha introdotto un interessante dialogo sull’analfabetismo diffuso in Italia, sia nel secolo scorso che oggigiorno.

Non poteva mancare la domanda conclusiva: “dobbiamo parlare una lingua corretta o dobbiamo farci capire?”. Fra l’altro intelligentemente posta nelle fasi conclusive della conferenza, proprio per stimolare una riflessione al pubblico e magari incentivarlo ad assistere anche al prossimo evento di èStoria a teatro.

Non resta che attendere il prossimo appuntamento del 26 marzo intitolato “Gli italiani al tempo della crisi”, che si terrà sempre al Teatro Verdi di Pordenone dalle ore 11:00 e rigorosamente a ingresso gratuito. Per quanto riguarda la XIII edizione del festival èStoria invece dovremo pazientare ancora un po’ dato che è in programma dal 25 al 28 maggio 2017 a Gorizia.

giornalisti èStoria a teatro
Stefano Bartezzaghi e Paolo Medeossi a èStoria
Pubblico Teatro Verdi Pordenone
Il pubblico di èStoria al Teatro Verdi di Pordenone
Giornalisti èStoria La lingua assediata
“La lingua assediata”

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Andrea Tomasella

Laureato in Sociologia per il Territorio e lo Sviluppo all’Università di Trieste, è referente del Gruppo Comunicazione del Punto Giovani di Gorizia. Scrive per la webzine di arte underground “Culto Underground”, collabora con il mensile di promozione sociale "Social News" e con il settimanale sportivo "City Sport". Attraverso il suo blog si racconta ed esprime opinioni (sempre personali).
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