Female Prisoner 701: Scorpion

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Bentornati cultisti, oggi voglio parlarvi di una pellicola di culto, che ha ispirato Tarantino, così come molti altri registi occidentali e non. Oggi parliamo di Female Prisoner 701: Scorpion.

Due parole sul regista

Shun’ya Ito nasce nel 1937 a Fukui in Giappone, frequenta le superiori a Fukui e la facoltà di lettere all’università di Tokyo. Nel 1970 fa da co-regista per il film “Kamikaze Cop, Marihuana Syndicate: The Assassin” e nel ’72 a 35 anni debutta alla regia con il film che lo renderà famoso “Female Prisoner 701: Scorpion“, di cui poi dirigera i due seguiti tra il ’72 e il ’73. Durante la sua carriera ha ricevuto diverse nomine e premi, tra cui il fiocco viola (che viene consegnato solitamente a individui che hanno contribuito a livello artistico o accademico alla società) e il premio per la miglior fotografia nel 1985 per Gray Sunset, superando il film Ran, di Kurosawa, anch’esso tra i candidati alla premiazione. Sebbene con sporadiche pause, ha continuato la sua carriera di regista fino ad oggi, collaborando principalmente con lo studio Toei.

Prigioniera 701

Ispirato liberamente dal seinen manga Sasori di Shinohara Tohru, Joshuu 701 Go – Sasori è un sexploitation movie che segna il debutto alla regia di Shun’ya Ito e consacra Meiko Kaji come attrice del genere, che farà la sua fortuna con il più famoso Lady Snowblood.

Il film si apre con due ragazze in fuga da una prigione, una scena assai comune, anche piuttosto lenta a dire il vero. Tuttavia dopo che le ragazze vengono catturate dalle guardie carcerarie ci viene proposto un flashback che narra il passato della protagonista Nami Matsushima (Meiko Kaji) e a questo punto la maggior parte di voi capirà se questo film può fare al caso vostro o meno.

La scena del flashback, assieme ad alcune altre, sono esterne alla logica drammatico erotica del film, e invece di proporci una violenza diretta, come accadrà in seguito, ci narra la storia attraverso metafore visive e trucchi di regia e montaggio. Ognuna di queste scene ha un particolare che le rende uniche, come ad esempio il surreale inseguimento nelle docce in cui una detenuta ricorda un oni o la morte di una prigioniera che causa il cambiamento del colore del cielo e quindi della scena.

D’altro lato quando gli espedienti visivi non sono presenti, il film si mostra per quel che è: un pinky violence di tipo women in prison. Assisteremo quindi a continui atti di violenza, sia da parte delle guardie sulle carcerate che tra le carcerate stesse e ogni occasione sarà buona per mostrare nudità gratuita. Da questo punto di vista il film non supera mai il confine che porta alla pornografia, e resta sempre sui territori del soft erotico, sebbene alcune scene possano risultare assolutamente eccitanti, spesso e volentieri il sesso o la nudità vengono presentati in contesti grotteschi o comici, dandogli così un valore superiore al semplice fan service.

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Conclusioni

Female Prisoner 701 non è un film per tutti, può risultare lento, banale e datato, soprattuto se non si è abituati a guardare qualcosa di diverso da Transformers. Tuttavia per chi ha la pazienza necessaria, per chi apprezza certe prove registiche, per i cinefili e per i fan di Tarantino, questa pellicola si potrà rivelare un’interessante esperienza, nulla di incredibile, ma comunque capace di rapire l’interesse e affascinare con la sua tecnica.

Sagana

Sagana è creatore e autore del progetto Culto Underground. Appassionato di musica, film, fumetti, videogiochi e tutta l'arte underground, nel 2008 inizia il progetto zeitgeist, predecessore di C.U. che si conclude nel 2011 per ragioni personali. Un paio di anni dopo ricomincia con spirito nuovo e con il nuovissimo collaboratore Nemo, che lo spinge a riesumare il progetto!

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