Recensione: Alchimia – Alchimia III

alchimia 3 coverUna tastiera buca il silenzio con un sottofondo musicale atmosferico, accompagnato da un dolce flauto che ci porta con la mente in terre lontane, la batteria segue poco dopo con un ritmo marciante, sembra quasi che la melodia ci accompagni tenendoci per mano; la voce: epica e posata, arriva solo dopo il primo minuto, facendoci capire che siamo giunti.

Inizia così, sulle note di “Secret song (in terre lontane)” Alchimia III il primo EP degli alchimia dopo tre demo e vari concerti in quel di Roma.
Il cd distribuito in 50.000 copie con la rivista “Avvenimenti” aiuterà gli Alchimia a farsi conoscere anche al di fuori della loro nicchia, sebbene in modo limitato.

La band

Il gruppo, precedentemente conosciuto con il nome The Shady Way era formato solo dal duo Fiorentini/Cardinali e usufruiva di una drums-machine poi sostituita nel ’92 da Danilo Arsenti e nell’autunno del ’93 da Fabrizio Lucidi anno in cui si aggiunge al combo anche il flautista La Macchia, che influenzerà pesantemente il sound degli Alchimia.

Infatti se prima la band poteva contare su un sound più vicino all’alternative ed al progessive, con l’entrata dei nuovi componenti potè vantare delle nuove sfumature folk di ispirazione irlandese/medio orientale degne di nota.

Da questo momento in poi la band si dedica molto al lato live e riesce a collezionare varie recensioni positive su riviste musicali underground e la partecipazione ad eventi mondani e trasmissioni radio/televisive. Poi nel 2001, l’annuncio di un nuovo disco e la sparizione.
Più che altro di informazioni, dato che non c’è dato sapere cos’è successo da questo momento fino ai primi mesi del 2004, quando inizia la registrazione di Alchimia IV che terminerà solo nel 2007.
Dopo questo lavoro e l’aver reso disponibile il download di Alchimia III e IV la band è tornata nel silenzio.

L’opera

Torniamo quindi al disco di oggi, Alchimia III. Dopo la già citata opener si passa a “L’antico regno di Saba” canzone che profuma di sabbia e datteri, morbida nelle melodie come la seta d’oriente e capace di trascinare la mente lontano con la sua vena etnica come fanno gli incantatori con i serpenti.

La successiva “Cercando te” si basa molto sulle sfumature canore di Cardinali intrecciate tra i passaggi di flauto e della chitarra elettrica, che spezza bene il ritmo a volte serrato, a volte più rilassato della canzone, forse la migliore dell’EP.

“La mia fede” può vantare passaggi più marcatamente rock con un impronta progressive da non sottovalutare, e propone un testo molto triste, dal mio punto di vista.

Dopo la sbandata di potenza precedente, “Lontani nel silenzio” riporta l’ascoltatore ad un livello di calma, il flauto si addolcisce e perde la vena volutamente folk per una soluzione più “classica” accompagnato da malinconici spartiti di chitarra ritmica.

“Margherita’s song” chiude il disco trasportando l’ascoltatore fuori dal mondo creato con semplici note di chitarra e flauto, che ci ricordano che esiste ancora una vita, dopo questo disco.

Sagana

Sagana è creatore e autore del progetto Culto Underground. Appassionato di musica, film, fumetti, videogiochi e tutta l'arte underground, nel 2008 inizia il progetto zeitgeist, predecessore di C.U. che si conclude nel 2011 per ragioni personali. Un paio di anni dopo ricomincia con spirito nuovo e con il nuovissimo collaboratore Nemo, che lo spinge a riesumare il progetto!