Recensione: Assalto Al Treno – Edwin S. Porter

locandina di assalto al trenoRagazzi bentornati! Oggi come al solito parleremo di qualcosa di culto, si tratta di Assalto Al Treno, un film del 1903 diretto da Edwin S. Porter.

L’Autore

Edwin S. Porter nasce il 21 Aprile 1870 a Connellsville, Pensilvania. Dopo aver fatto vari lavori e attività (dal pattinaggio artistico all’operatore telegrafico) nel 1896 fa il suo ingresso nel mondo del cinema. Viaggio per tutta l’America proiettando in circhi e fiere film col proiettoscopio (un macchinario per la proiezione nuovo all’epoca), iniziò a lavorare come operatore e tentò senza riuscirci di avviare un attività di produzione di cineprese e proiettori cinematografici. Fu nel 1899 che iniziò a lavorare nella Edison Manufacturing Company iniziando cosi a dirigere gli attori nel film curando l’edizione finale di quest’ultimi. Ben presto divenne uno dei più grandi registi del periodo dirigendo tra gli altri La Capanna Dello Zio Tom (uno dei primi film a fare uso delle didascalie), La Vita Di Un Pompiere Americano e Il Grande Assalto Al Treno, tutti nel 1903. La sua carriera termina nel 1925 quando si ritirò continuando tuttavia a lavorare a titolo personale come inventore, diffondendo anche vari brevetti per componenti di cineprese e proiettori. Morì a New York nel 1941.

L’opera

Assalto Al Treno è uno dei primi film ad avere un racconto lineare completo. Il film basato su un fatto di cronaca reale del tempo, l’assalto a un treno postale, è composto da una serie di inquadrature legate l’una all’altra e tratta, appunto, di un assalto a un treno di un gruppo di banditi. Il racconto parte quando i banditi fanno irruzione alla stazione postale costringendo l’impiegato a fare fermare il treno per poi tramortirlo. Una volta sul convoglio rubano i soldi che si trovano in una cassa del treno per poi far fermare il treno e rapinare tutti i passeggeri prima di darsi alla macchia. Nel frattempo l’impiegato che era stato tramortito inizialmente viene ritrovato dalla figlia che lo libera e lo aiuta ad avvertire la polizia di quel che è successo. Subito assistiamo a una scena in cui i banditi sono inseguiti a cavallo dalla polizia (un delle prime scene di inseguimento della storia del cinema) che riesce durante lo scontro a fuoco a uccidere uno dei banditi. I malviventi rimasti, convinti di aver seminato gli inseguitori si fermano in un bosco e iniziano a dividersi la refurtiva. Mentre lo fanno vengono però attaccati di nuovo dalla polizia che dopo una sparatoria e aver perso un uomo abbatte tutti i rapinatori.Dopo la fine del film appariva un tableau con uno dei banditi che sparava contro il pubblico e che poteva essere messo a discrezione del proiezionista all’inizio o alla fine del film. Questo film in generale aveva diverse caratteristiche lo lo contraddistinguevano dagli altri film dell’epoca. Innanzitutto l’idea di una continuità nella trama (con la scena in cui l’impiegato stordito nella prima scena si riprende verso la fine dando l’allarme) che era relativamente nuova per l’epoca. Inoltre nonostante prevalga il campo medio ci sono delle innovazioni nella ripresa come l’alternanza delle inquadrature di esterni e di interni o l’uso del cross-cutting per mostrare un’azione simultanea in posizioni differenti oppure il movimento sullo sfondo dell’azione principale. Grande innovazione anche il tableau finale, un’inquadratura extra diegetica del tutto al di fuori dalla storia e dalla trama.

Nemo

Nemo è un ragazzo di 24 anni che studia al Dams di Udine che ha sede nella sua città natale, Gorizia. Si interessa sopratutto di film e fumetti e ascolta anche musica spaziando quando capita tra vari generi. Conosce Sagana e dopo qualche tempo decidono di cercare, stavolta assieme, di ridare lustro al blog di Culto Underground per salvare un buon progetto dalla decadenza e rimetterlo sui giusti binari