Recensione: Blotted Science – The Machinations of Dementia

Voto: 7,5/10

Un allucinato viaggio tra i sogni e gli incubi musicali della brillante e surreale mente di Ron Jarzombek

Quando si parla di grandi chitarristi originari del Texas il primo nome che viene in testa a tutti gli appassionati di rock e Heavy Metal è solitamente ”Dimebag Darrell dei Pantera”, un uomo che con il suo stile poco ortodosso ha influenzato dagli anni ’90 una quantità tale di musicisti da guadagnarsi spesso il titolo di miglior chitarrista al mondo in testate specializzate, l’ammirazione di colleghi e perfino dei suoi ispiratori ed un zoccolo duro di fan che con la sua tragica morte avvenuta nel 2004 non è minimamente diminuito, anzi diventando ancora più grande ed compatto. Ma in Texas c’è un altro grande maestro dello strumento, che magari può non essere popolare o conosciuto ai profani della sei-corde ma altrettanto innovativo e capace di spingere il limiti della composizione di musica e di guitar-playing: Ron Jarzombek, par excellance scienziato pazzo della sei-corde (come un novello Frederick Frankenstein le costruisce a mano mettendo assieme parti diverse appositamente per avere tutte le caratteristiche necessarie senza dover effettuare modifiche), descritto come un’influenza sul metal più tecnico se non proprio uno dei suoi padrini, un ispiratore per chitarristi innovativi come Muhammed Suiçmez dei Necrophagist ma allo stesso sempre un po’ sottovalutato e tenuto in ombra. Una situazione un po’ ironica per un artista metal considerato tra i 100 migliori di tutti i tempi!

L’Artista

Terzogenito in una famiglia di San Antonio dotata sicuramente di talento musicale (il fratello Bobby suona la batteria nei Fates Warning, Riot, Iced Earth, Halford e nel progetto solista di Sebastian Bach, mentre il secondogenito Ralph è tastierista), il giovane Ron mostra subito interesse verso la chitarra e gruppi progressive rock come i Rush impegnandosi in jam-sessions con i fratelli per poi ottenere dopo qualche concerto nei bar nell’83 il ruolo di chitarrista nella band metal Slayer (che nel 1988 si vede costretta ad aggiungere “S.A.” all’inizio del monicker per evitare confusione con gli omonimi californiani). Nel giovane gruppo in ascesa (che vedeva tra le sue fila come batterista anche Dave McLain futuro membro dei Machine Head) Jarzombek inizia ad ampliare i suoi orizzonti musicali tramite l’ascolto di album di Judas Priest, Black Sabbath e Metallica, mostrando già una grande padronanza dello strumento e comparendo sull’unico album prodotto dalla band, “Go for the Throat”. Sfortunatamente il promettente quintetto texano si trova ad aprire un concerto ai loro celebri omonimi durante il tour promozionale dell’84 di “Haunting the Chapel ” e per evitare eventuali manovre legali da parte del gruppo californiano, appoggiato dalla ben più grossa Metal Blade, la piccola etichetta non pubblica il loro disco di esordio (il quale verrà fatto uscire nel 1988 da un altro publisher), portando al repentino scioglimento della band.

Subito Ron cerca di fondare una band con il fratello Bobby alla batteria, gli Happy Kittens ma l’abilità con le bacchette di Bobby gli fanno ottenere rapidamente un posto nel 1986 nella band locale Juggernaut e nel 1988 nei Riot, band seminale della scena newyorkese all’epoca nel mezzo della composizione del loro opus magnum “Thundersteel”, facendo naufragare il progetto del fratello minore. I numerosi concerti spalla alla seminale band progressive thrash Watchtower e l’amicizia stretta con il loro chitarrista Billy White e l’allora cantante Jason McMaster, uniti alla suo prodigiosa tecnica musicale fanno ottenere a Jarzombek un posto come successore di White, uscito per divergenze musicali dalla band nel 1986, nel secondo disco della band, lo strepitoso “Control and Resistance” del 1989. Le ottime recensioni e l’interesse del pubblico europeo per la band danno ai Watchtower la possibilità di un tour con i loro compagni di etichetta Coroner nella vecchia Europa ma al ritorno dopo qualche data nella East Coast l’allora cantante Alan Tecchio decide di abbandonare il gruppo e nel 1990 Ron si vede costretto per dei seri problemi alla mano ad alcune pesanti operazioni chirurgiche, costringendo il gruppo a bloccare la composizione del loro terzo disco Mathematics e facendoli entrare in uno hiatus indefinito. Intanto per tenersi occupati i nuovamente uniti fratelli Jarzombek assieme al bassista dei Riot Pete Perez portano avanti nel ‘93 il progetto Spastic Ink, un gruppo strumentale che unisce la tecnica dei Watchtower al senso di surreale goliardia di Frank Zappa, pubblicando due dischi, Ink Complete (1997) ed Ink Compatible (2004), accolti con recensioni entusiastiche.

Costretto ad un ennesimo stop a causa del tour del fratello batterista nella live band di Rob Halford, Ron diviene insegnante di chitarra ad Austin, collaborando ed andando in tour con grandi chitarristi come Jeff Loomis o Marty Friedman e partecipando alla composizione di dischi di band quali Protest the Hero, Obscura e Gordian Knot. Insoddisfatto ed annoiato dallo stato della scena progressive attuale, Ron nel 2004 decide di lasciar perdere tutti gli altri gruppi per dedicarsi ad un progetto un po’ più aggressivo e personale: i Blotted Science, il cui primo disco “The Machinations of Dementia” esce nel 2007 creando un vero e proprio terremoto sotterraneo.

Il Disco

The Machinations of Dementia” si potrebbe forse definire un solo-album strumentale di Ron Jarzombek ma questo sarebbe offensivo verso i due grandi musicisti che collaborano alla composizione dei pezzi: Jarzombek è riuscito ad ottenere Alex Webster, celebre bassista dei Cannibal Corpse, e (aver visionato grandi drummers quali Derek Roddy e Chris Adler dei Lamb of God) Charlie Zeleny, allora batterista dei meno celebri (ma altrettanto tecnicamente ineccepibili) Behold… The Arctopus, due maestri del loro strumento, capaci di mostrare le loro capacità ma anche di lavorare affiatati come il duo ritmico di professionisti che sono. Il genere del disco potrebbe essere definito come il punto di incontro del death metal, con linee di basso oscure e rumorose e brutali cavalcate di doppia cassa, ed il metal più sperimentale e tecnico, con riff di chitarra non troppo brutali quanto poco ortodossi, rapidi ed inconsueti.

Ron in un’intervista affermò di non aver mai ascoltato death metal prima di iniziare a lavorare con Webster ma se così fosse la sua capacità di adattamento al nuovo genere è a dir poco sorprendente: nelle 16 tracce del disco (della durata variabile che va dai 37 secondi agli 8 minuti) riesce, con l’utilizzo di scale particolari ed accordature in drop A, a creare dei riff oscuri e disturbanti a metà strada tra l’extreme metal ed il virtuosismo di Satriani (si veda ad esempio l’intro della splendida “Night Terror”, con le note dissonanti che vanno ad incorniciare ritmi sincopati di chitarra) ma con quella bizzarria e quei cambiamenti repentini di stile che ricordano ironicamente quasi le musiche volutamente esagerate del suo eroe d’infanzia, il compositore delle colonne sonore dei cartoni Looney Toones Carl Stalling. Jarzombek, da grande appassionato di scienza e matematica qual è, utilizza inoltre un’interessante tecnica per la composizione di circa il 75% del disco: ispirato dalla “Tecnica dei 12 Toni” di Schoenberg ha creato una sua variante un po’ più semplice chiamata “Sistema dei 12 Toni” che permette selezionando un gruppo di note di combinarle per creare in modo da creare accordi di foggia “esotica” e 12 possibili combinazioni di toni per le scale musicali, creando le sonorità dissonanti ed inconsuete presenti in gran parte delle canzoni.

Ovviamente la sezione ritmica per stare al passo di composizioni sature di stacchi, ritmi complessi e cangevoli e melodie poco ortodosse deve dimostrare in tutto e per tutto di avere capacità ben superiori alla media e questo album è la migliore dimostrazione: Webster mostra tutta la sua capacità passata in secondo piano nei ‘Corpse firmando l’intro di “Amnesia” e creando un tappeto ritmico di linee di basso sempre presente e ricco di groove ma che non segue mai pedissequamente Jarzombek (una abilità comunque estremamente lodevole calcolando la complessità dei riff del virtuoso chitarrista) ma, quale uno strumento a se’ stante, crea interessanti intrecci con gli altri strumenti; il giovane Charlie Zeleny invece dimostra classe e tecnica mantenendo a bada i cambi di ritmo e gli stacchi improvvisi, aggiungendo fills e poliritmie dove serve ma senza strafare, in una performance solida ma complessa dove serve.

Un pregio del disco è indubbiamente il fatto che la loro composizione dei pezzi non è inficiata da eccessivi virtuosismi e mancanza di gusto, come può capitare in presenza di musicisti meno qualificati, e che in generale il disco scorre fluido in tutta la sua durata però va detto che con una lunghezza di quasi 50 minuti e con alcune parti che scadono quasi in un vortice cacofonico di sperimentazioni sonore questo disco può essere un po’ troppo complesso da digerire ai più o addirittura annoiare gli ascoltatori meno propensi al genere.

Conclusioni:

Questa prima offerta musicale del supergruppo Jarzombek-Webster-Zeleny è il corrispondente musicale della crema Marmite: o la ami o la odi. Per quanto sia musicalmente suonato in maniera ineccepibile e di qualità sopraffina anche come produzione e mixaggio non è per tutti, è un prodotto di nicchia per appassionati di virtuosismi chitarristici o di sonorità inconsuete e sperimentali. Nel 2011 Jarzombek e Webster hanno pubblicato (con l’aiuto di Hannes Grossmann degli Obscura dietro le pelli) un EP, “The Animation of Entomology”, che contiene dei pezzi composti in modo da essere perfettamente sincronizzati alle scene di alcuni celebri film horror legati in qualche modo agli insetti, una proposta musicale altrettanto folle ed in linea con il progetto. Consiglierei l’ascolto ad amanti di death metal che vogliono allargare i loro orizzonti o amanti del progressive metal che hanno bisogno di qualcosa di un po’ più aggressivo e meno stucchevole. In generale approcciate questo album con cautela: la copertina dovrebbe darvi un’idea di quello che potrebbe succedere alla vostra testolina dopo l’ascolto, ahahahah!

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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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