Recensione: La casa sull’abisso di William Hope Hodgson

Voto 8,5/10

Cari cultisti eccoci tornati a un nuovo appuntamento con le recensioni di culto underground! Oggi voglio trattare un’opera davvero interessante, La casa sull’abisso di William Hope Hodgson. Opera interessante sia per il lavoro in se sia perché ha influenzato Howard Philiph Lovercraft nella creazione dei miti di Chtulu, cosa che può essere interessante per un appassionedello scrittore statunitense. Ma andiamo a vedere la cosa più nello specifico.

L’autore

William Hope Hodgson nacque nel 1877 a Wethersfield in Inghilterra. Lasciata a 14 anni la famiglia si imbarca come mozzo e parte per mare. Come marinaio ebbe una carriera lunga otto anni che lo portò a scalare la gerarchia arrivando a diventare sotto ufficiale. Nel 1901 interrompe i suoi viaggi per mare e si trasferisce in Francia dove apre una palestra di atletica. Sarà proprio in Francia, cinque anni più tardi che diede inizio alla sua attività letteraria. Le sue storie avevano come tema predominante quello dell’orrore e del mistero rappresentati spesso dalla casa (si veda, per l’appunto La casa sull’abisso) e dal mare (si pensi al fortunato Il naufragio nell’ignoto). Inventò, inoltre, il personaggio di Carnacki, indagatore dell’occulto e cacciatore di spettri. Quest’ultimo fu protagonista di nove avventure contrassegnate dal carattere ironico del protagonista che risolve i suoi casi con oggetti utili inventati da lui. Dopo pochi anni dallo scoppio della prima guerra mondiale Hodgson si arruola volontario nell’esercito britannico per morire sul fronte francese nell’aprile del 1918.

L’opera

Due amici, Tonnison e Berreggnog, impegnati in una vacanza isolata in una zona remota e solitaria durante un’esplorazione ai luoghi nei pressi del loro accampamento tra le macerie di una casa diroccata trovano un manoscritto intitolato La casa sull’abisso. Tornati al loro campo, iniziano a leggerlo scoprendo in esso il racconto di un uomo, senza nome, che si trova ad affrontare esseri orribili e aggressivi e una serie di eventi misteriosi e fuori dal normale.

Conclusioni

Lo ammetto, ho letto quest’opera principalmente perché sapevo che aveva influenzato Lovercraft nella creazione dei miti di Chtulu. Tuttavia sono rimasto pienamente soddisfatto della lettura. Hodgson riesce a catalizzare l’attenzione del lettore sui fatti che stanno accadendo riuscendo a trasmettergli la stessa sensazione di ansia e angoscia che il protagonista, chiuso nella sua casa, è costretto a vivere. Ho trovato molti passaggi del libro davvero interessanti e suggestivi. Su tutti la parte in cui il protagonista senza nome assiste ad un improvviso accelerare del tempo che lo porterà ad osservare, in poco tempo, allo scorrere di milioni di anni fino ad arrivare alla fine dell’universo stesso. In questo lasso di tempo tutto intorno a lui invecchierà e scomparirà, lui stesso diventerà un essere senza corpo, di puro spirito. Nei capitoli che trattano questo passaggio si raggiunge, secondo me, il punto di massimo interesse del libro. Ciò non toglie che l’intera storia e costellata di momenti di questo genere, capaci di dare al lettore una sensazione di terrore, raggiungendo cosi lo scopo che un romanzo di questo genere si prefissa.
Insomma, un’opera che consiglio sia agli amanti di racconti di questo genere che a quelli a cui piace gustarsi una storia meritevole e capace di trascinare chi legge nei suoi anfratti più misteriosi.

Nemo

Nemo è un ragazzo di 24 anni che studia al Dams di Udine che ha sede nella sua città natale, Gorizia. Si interessa sopratutto di film e fumetti e ascolta anche musica spaziando quando capita tra vari generi. Conosce Sagana e dopo qualche tempo decidono di cercare, stavolta assieme, di ridare lustro al blog di Culto Underground per salvare un buon progetto dalla decadenza e rimetterlo sui giusti binari