Recensione: Crest of the Stars

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Bentornati Cultisti, per quelli tra voi fan della fantascienza e dell’animazione, oggi trattiamo della splendida saga anime iniziata nel 1999 con Crest of the Stars e conclusasi con l’oav Banner of the Stars 3 nel 2005. Non perdetevela! 😉

Due parole sulle origini e l’autore

La saga di …of the stars nasce in forma scritta, come light novel nel 1996 dalle mani di Hiroyuki Morioka, ed è da considerarsi la su opera più famosa ed importante. Negli anni l’autore ha iniziato altre due saghe letterarie, “The War Between Moon and Fire” e “Gentle Purgatory” ed una collezione di antologie di racconti ambientate nell’universo di …of the stars, denominata “Fragments of the Stars”, nessuna di queste opere è mai stata pubblicata al di fuori del Giappone.

In parte arrivata fino in America, ma mai giunta sul territorio Italiano, le novel della saga di …of the stars sono da considerarsi al momento irraggiungibili per noi e non verranno quindi prese in considerazione durante la recensione. Una premessa è necessaria in tal senso, prima di continuare: Quando ho visionato l’opera per la prima volta, non sapevo che la serie fosse tratta e ancora in corso e a fine visione, se non avessi effettuato le dovute ricerche in merito, probabilmente non l’avrei mai sospettato, in quanto la serie animata, in se e per se, si conclude in modo più che soddisfacente.

L’opera

La serie animata si divide in tre serie principali: Crest of the Stars, Banner of the Stars e Banner of the Stars II, uno special: Crest of the Stars: Birth e un oav di due puntate: Banner of the Stars 3 che conclude la serie. La storia narra di Jinto Lynn, il figlio dell’uomo che ha venduto l’umanità agli alieni Abh in cambio di una posizione di potere nel loro impero. Jinto passa la sua gioventù sul suo pianeta d’origine in una scuola speciale dove gli viene insegnata la cultura e la lingua Abh, fino all’età in cui potrà entrare a far parte della società Abh come conte ed ambasciatore del suo pianeta.

La storia entra nel vivo quando Jinto conosce Lafiel, una ragazza Abh che fa parte della nobiltà. Le avventure di Jinto e Lafiel cominciano agli inizi della guerra tra gli Abh e l’alleanza delle quattro nazioni umanoidi.

La serie di …of the stars può risultare piuttosto inusuale se si è abituati ad altre opere giapponesi di carattere fantascientifico, si potrebbe dire che Crest e Banner of the Stars si ispirino più alle opere di Asimov e Clarke, piuttosto che al bagaglio culturale asiatico dei mecha. Questo è a mio avviso un punto a favore della serie che risulta più originale della norma e cha pone dei nuovi ed interessanti punti di vista sulla fantascienza più classica. Anche quando si tratta d’azione, la serie propone un twist piuttosto interessante, difatti per la maggio parte, le battaglie che si svolgono durante la serie, vengono viste dall’interno della cabina di comando, piuttosto che dall’esterno, in un modo che ricorda più Star Trek che Gundam.

Nonostante la serietà generale che permea la saga, anche i fan del rosa avranno pane per i loro denti, difatti il rapporto tra Jinto e Lafiel si evolve in senso romantico durante tutta la serie, sebbene dia l’impressione di restare in secondo piano per la maggior parte del tempo; impressione data dal fatto che i personaggi non agiscono in modo impulsivo, né si struggono come nei tipici anime scolastici, ma si conoscono lentamente, mantenendo un certo rispetto per le proprie figure e posizioni.

Tra i dettagli secondari che arricchiscono la serie, possiamo citare la lingua Baronh, che l’autore ha creato in modo coerente assieme all’alfabeto Ath per gli Abh, usata durante la serie in forma orale e scritta. La splendida colonna sonora di stampo principalmente classico, che resta un piacere all’ascolto anche dopo la visione e la ricca presenza di comprimari interessanti a cui è facile affezionarsi nonostante non compiano mai atti eccessivamente teatrali come è d’uso in serie analoghe.

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Conclusioni

Per tirare le somme, le serie di …of the stars comprendono un’ottima storia, la cui conclusione non lascia l’amaro in bocca nonostante sia tratta, dei personaggi ed un popolo ben caratterizzati, una piacevole colonna sonora e una serie di comprimari interessanti, allora perché, chiederete, non ha avuto più successo anche all’estero? La risposta a questa domanda è probabilmente da ricercarsi nell’animazione e nel character design datati dell’anime, che non sempre raggiungono gli standard qualitativi dell’epoca. E’ da considerare anche che la storia non rientrando molto nei canoni classici della fantascienza nipponica, ed essendo più fredda ed analitica rispetto al solito può far storcere il naso a chi è più legato alla corrente d’animazione giapponese, solitamente più incentrata sull’emotività e la psicologia dei personaggi o a chi apprezza la fantascienza meno classica e più d’azione. Tuttavia considerato tutto, non posso che consigliare comunque quest’opera, in quanto l’ho trovata una ventata d’aria nuova, nel mare di anime fantascientifici vecchi e nuovi, magari non piacerà ai Gundam fan o agli anziani ai veterani che ancora ritengono Ghost in the Shell il miglior prodotto di fantascienza Giapponese, ma per chi a mente aperta, cerca qualcosa di diverso nel genere, potrà trovarlo con Crest e Banner of the Stars.

Voto: 8 / 10

Sagana

Sagana è creatore e autore del progetto Culto Underground. Appassionato di musica, film, fumetti, videogiochi e tutta l'arte underground, nel 2008 inizia il progetto zeitgeist, predecessore di C.U. che si conclude nel 2011 per ragioni personali. Un paio di anni dopo ricomincia con spirito nuovo e con il nuovissimo collaboratore Nemo, che lo spinge a riesumare il progetto!