Recensione: Endless War – Realm (1988)

Voto 8,5/10

Bentornati cultisti! Oggi vi proponiamo una recensione dal sapore Thrash anni 80, scritta da una possibile nuova leva di culto: Metallo, godetevela e sappiateci dire se vi è piaciuta nei commenti!

I Realm

Alle volte viene naturale chiedersi quale sia la ricetta per il successo, specie nel metal. La tecnica? L’innovazione? L’orecchiabilità? L’essere appoggiati da una label di un certo livello? La domanda diviene ancora più insistente ascoltando LP come “Endless War”, disco di debutto dei Realm, band Technical Thrash/Power metal di Milwakee (Wisconsin), che contiene tutti gli ingredienti per sfondare nella scena sopra citata, ma per qualche motivo non portò mai il complesso alla ribalta nonostante la loro qualità e l’indiscutibile importanza di essere usciti su una label come l’olandese Roadracer, che negli anni successivi cambierà nome per diventare la celeberrima Roadrunner Records. Il gruppo comporrà infatti solo un altro disco, “Suiciety” nel 1990 per poi sciogliersi due anni dopo e cadere nell’oblio (dei più) e nel culto degli appassionati del genere.

 

Monte Connor ci aveva visto giusto!

I Realm nascono nel 1985, un gruppo di 5 amici ventenni con formazioni diverse (Jazz-Fusion, Metal, Pop e Rock) con una grande passione comune per i Rush e lo Speed/Thrash metal, all’epoca praticamente al suo picco. Dopo ore ed ore di prove (il chitarrista Takis Kinis racconterà in seguito che vista la complessità dei loro pezzi provavano praticamente ogni giorno) pubblicano due demo ed inviano un VHS a varie label contente la registrazione di alcune tracce, tra cui una cover speed metal di Eleanor Rigby dei Beatles. Questo versione colpisce l’attenzione di Monte Connor, oggi Senior Vice President A&R alla Roadrunner e all’epoca pronto ad accogliere le band più abili all’allora ancora piccola label. I Realm saranno la prima band che segnerà, prima dell’arrivo all’etichetta di band quali Sepultura, Annihilator e Obituary e questo darà un necessario boost di sicurezza al gruppo del Wisconsin che si metterà subito a comporre “Endless War”, un disco tecnico e futuristico simile a quelli che contemporaneamente componevano Coroner, Toxik (anche loro alla Roadrunner nello stesso periodo e portatori dello stesso tragico fato di insuccesso), Watchtower ed Anacrusis, ma comunque con una personalità definita ed originale.

 

L’album

Innanzitutto un plauso alla splendida copertina, opera dell’illustratore argentino Oscar Chiconi (che ha illustrato anche per riviste di fumetti culto come L’Eternauta ed Heavy Metal) che raffigura una sorta di futuristico Cavallo di Troia e crea la perfetta atmosfera futuristica/post-apocalittica che domina il disco. Il Thrash suonato dalla band è estremamente tecnico ma senza scadere nel virtuosismo fine a se stesso, i riff sono aggressivi, ricchi di particolari che li rendono “futuristici” ma sempre con una dose di melodia, Kinis e il suo collega Paul Laganowski abbondano di dual guitar melodies e gli assoli sono sempre ben pensati ed impeccabili. La sezione ritmica è altrettanto abile a stare il passo con le complesse strutture delle chitarre, Steve Post suona il basso meticolosamente e le linee sono di qualità come quelle di chitarra (oltre ad essere perfettamente udibili, una cosa non sempre scontata!), la batteria di Mike Olson è sempre groovy, suonata con gusto senza strafare. Le vocals di Mark Antoni sono potenti e carismatiche, un urlo da banshee alla King Diamond che sale fino alla stratosfera, ma nonostante tutto melodico e capace di controllo impeccabile, decisamente in linea con altre band dell’epoca (Vio-Lence, Toxik, Watchtower) e con l’US Power Metal, probabilmente l’unico punto debole della band in quanto possono non seguire il gusto corrente in fatto di parti vocali. Il mix del producer Jim Bartz è a mio parere ben realizzato, la batteria ha il tipico sound anni ’80 ma il basso, le chitarre e le parti vocali sono distinte e si sentono chiaramente. I testi, composti da Kinis, Laganowski e Antoni, sono ben scritti, più profondi ed intelligenti della media dell’epoca e trattano, oltre che di temi post-apocalittici e di critica sociale tipici del genere, di Cristianesimo, visioni surreali, filosofia e tematiche non molto convenzionali rendendo le canzoni più simili a dei racconti e aumentandone la qualità complessiva.

 

Conclusioni

Il disco è ottimo, tanto da rendere difficile dire quale sia il miglior pezzo dell’album. Sono tutti estremamente catchy nonostante la loro complessità tecnica e la durata di 40 minuti rende il tutto compatto e senza eccessivi fronzoli. E’ un’opera di notevole spessore passata ingiustamente sotto silenzio, nonostante le recensioni entusiastiche che raccoglie tuttora presso quei pochi che ne scoprono il valore, quindi… Amanti del thrash anni ’80, della tecnica, della velocità che però non disdegnano melodia, tematiche più profonde e la sperimentazione unitevi! Questo disco potrebbe riservare delle ottime sorprese a chi gli darà una possibilità!

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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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