Recensione: Fractal Reverb – Songs to Overcome the Ego Mind (2015)

Fractal Reverb Songs to Overcome the Ego Mind

Un caloroso bentornato a tutti i lettori di Culto Underground! A scrivere è il vostro scribacchino Metallo, il quale anche oggi si assume il compito di accompagnarvi in un viaggio attraverso il panorama artistico underground nazionale e non, cercando eventuali piccole gemme nascoste nell’ombra da valorizzare. Quest’oggi affrontiamo l’opera prima del trio lombardo dei Fractal Reverb intitolato “Songs to Overcome the Ego Mind”, un lavoro assolutamente gargantuesco che nei quasi 80 minuti delle sue 15 tracce cerca di raccontare un concept complesso legato ai concetti di estroversione ed introversione utilizzando una palette di elementi assorbiti da grunge, alternative rock e post-rock. Una scelta ambiziosa, una vera e propria scommessa senza alcun dubbio; nella scena musicale odierna, spesso straripante di band che non si prendono rischi, saper osare è un’arte quasi perduta che può portare a grandi risultati. Sarà stato così per i Fractal Reverb? Continuate a leggere e lo scoprirete!

LA BAND

Il giovane trio dei Fractal Reverb si è formato nel 2012 a Lodi ed è composto da Carolina Locatelli alle parti vocali ed il basso, Davide Trombetta alle chitarre ed Alessandro Pinotti alla batteria. Nonostante i pochi anni assieme il terzetto si è mostrato estremamente prolifico, essendosi fatto le ossa a sufficienza sul palcoscenico ed avendo già prodotto nel 2014 il primo EP “ How to Overcome the Ego Mind”, il “live in studio” “Trees in Circle” prima di produrre finalmente nel 2015 il loro primo full-length “Songs to Overcome the Ego Mind”.

IL DISCO

Dopo un’introduzione al pianoforte di quasi due minuti a preparare il tono malinconico e talora introspettivo dell’intero disco i tre di Lodi iniziano a mostrarci la loro personale proposta artistica con “I’ll Find my Way”, una canzone che ci permette di intravedere già alcune influenze prominenti che ci accompagneranno in tutto l’ascolto. Per descrivere il sound complessivo della band si dovrebbero tirare in ballo alcuni dei grandi della scena grunge ed alternative rock degli anni ’90: nelle note suonate dai Fractal Reverb si può intuire l’insegnamento offerto da Verdena, Pearl Jam e Stone Temple Pilots ma anche la malinconia degli Alice In Chains più acustici, il gusto psichedelico dei Soundgarden, un po’ di noise rock alla Pixies e persino in alcuni momenti il suono più aggressivo e meno improntato alla tecnica dei primi Tool “post-grunge” oppure degli A Perfect Circle. In generale questo mix molto anni ’90 in se’ funziona ed è sufficientemente coeso ma il sound complessivo è meno ruvido e più soave degli illustri predecessori pur non essendo per questo più orecchiabile o immediato. L’approccio con questo album talvolta risulta anzi impegnativo e complesso, un po’ per la lunghezza non indifferente delle singole tracce (solo una rientra nella lunghezza “radiofonica” di 3:40 minuti, tutte le altre 13 vanno da 4 minuti e mezzo agli 8 minuti), per i testi molto verbosi e spesso di non facile interpretazione e la natura stessa di “concept album” del disco, che riduce un po’ la varietà di tematiche e la possibilità di un ascolto di tracce singole. Nonostante le indubbie qualità tecniche del trio questo lavoro potrebbe quindi crollare sotto il peso delle proprie ambizioni in parte inespresse davanti ad un pubblico non troppo avvezzo all’ascolto di dischi lunghi, con il grande numero di tracce ad impedire all’ascoltatore di scegliere delle preferite dato che dopo qualche ascolto iniziano a somigliarsi molto tra di loro. Un altro punto debole del disco è la voce della bassista/cantante Carolina, la quale risulta talvolta un po’ opaca e poco memorabile nella sua performance tradendo degli acerbi difetti di gioventù, sicuramente di facile correzione con il tempo e l’esperienza, che vanno ad intaccare la qualità complessiva dei brani. Ma c’è anche della qualità evidente nel disco, specie quando la band decide di aggiungere un numero maggiore di elementi alla propria ricetta principale, come gli archi di “20 January 2013” e del brano di chiusura “Outroot”, quando utilizzano maggiormente gli elementi e le atmosfere del post-rock, come nella tripletta “Song of Nothing/Something/Everything” e “Natural Sounds”, oppure quando le tracce sono maggiormente pestate come “Dystonic Wave” e “Spleen”, ma purtroppo fa spesso fatica a spiccare pienamente in mezzo agli 80 minuti dell’album. Un vero peccato.

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CONCLUSIONI

Il primo lavoro dei Fractal Reverb eccede forse un po’ in ambizione e mostra segni di giovanile ingenuità ma rimane comunque un disco dalle sonorità interessanti di discreta qualità. Se i tre sapranno lavorare di cesello ed elimineranno certi elementi in eccesso che appesantiscono le loro composizioni, offrendo un lavoro magari più semplice ed accessibile ma complessivamente più efficace, allora il loro indubbio potenziale diventerà una solida realtà ed avranno nel tempo un fedele alleato che porterà a maturazione alcuni elementi ancora un po’ acerbi. Nel frattempo consigliamo comunque “Songs to Overcome the Ego Mind” agli amanti irriducibili della scena alternative rock e grunge anni ’90, i quali sapranno come approcciare un lavoro a tratti complesso ed imponente e magari scalfiranno la sua resistente scorza per ottenere i piccoli ma dolci frutti nascosti al suo interno.

Voto: 6,5 / 10

CONTATTI

FACEBOOK: https://www.facebook.com/FractalReverb/?fref=ts

BANDCAMP: https://fractalreverb.bandcamp.com/

SITO: http://www.fractalreverb.eu/

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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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