Recensione: Goksung (The Wailing) – 2015

the-wailing

Un bentornato ai lettori vecchi e nuovi di Culto Underground, è il vostro fedele scribacchino Metallo che vi scrive e vi accoglie alla nostra nuova e consueta Recensione della Settimana! Come ogni sette giorni Culto recensisce vari tipi di opere, dai fumetti ai libri ed i dischi, che ritiene meritevoli di maggiore attenzione da parte del grande pubblico o semplicemente da rivalutare dopo anni di arbitrario oscuramento e critiche negative. In particolare quest’oggi ci intendiamo occupare di “Goksung” (noto nei nei paesi anglofoni come “The Wailing”), un film del regista sudcoreano Hong-jin Na (“The Chaser”, “The Yellow Sea”) che unisce momenti da thriller psicologico ad un’atmosfera soprannaturale che cattura l’attenzione e suscita domande introspettive per tutte le sue due ore e mezza di durata. Siete curiosi di saperne di più? Allora proseguite a leggere!

the-wailing-2016-turkce-altyazili-izle_9408026-1126_640x360

UN VILLAGGIO TRAVOLTO DALLA PARANOIA

Hong-jin Na introduce fin da subito gli elementi di base della vicenda in maniera insospettabilmente lenta e tranquilla, dando il tempo all’audience di acclimatarsi con il contesto rurale dove si svolge la vicenda, ossia il placido villaggio di Goksung racchiuso tra il vicino e pescoso fiume e le montagne ricche di boschi circostanti. Allo stesso modo vengono presentati i principali personaggi della vicenda: il protagonista Jong-Goo, interpretato da Do Won Kwak (“L’uomo che veniva dal nulla”), un pigro e svogliato sergente della polizia locale interessato più ai piaceri terreni che al suo lavoro, i suoi colleghi ed il suo nucleo famigliare dove spicca in particolare la piccola ed energica figlia Hyo-Jin. Fino a qui la storia sembra portare ad un film più leggero e con momenti addirittura comici a causa dell’incapacità lavorativa del protagonista e le sue difficoltà nella vita coniugale. La vita tranquilla di Jong-Goo prende però immediatamente una piega più movimentata quando nel villaggio iniziano strani crimini violenti che scuotono le vite degli abitanti: una strana malattia porta delle persone ad attacchi di furia assassina, seguita da incoscienza e morte. Strane voci iniziano a circolare tra la popolazione: nonostante inizialmente le analisi parlino di intossicazione da funghi velenosi la popolazione collega questi fatti di sangue all’arrivo di un misterioso straniero proveniente dal Giappone interpretato da Jun Kunimura (“Kill Bill 1&2”, “Audition”), il quale abita da solo in una capanna tra i boschi e si procaccia da vivere pescando e cacciando. Inizialmente il protagonista taccia le voci come pure fantasie ma dopo la raccolta di alcune prove, le segnalazioni
di bizzarre apparizioni dello straniero in atteggiamenti incomprensibili e la testimonianza di una misteriosa donna senza nome (interpretata da Woo-hee Chun) Jong-Goo capisce che la situazione non è di così semplice risoluzione come sembra e che sotto ci può essere qualche motivazione più occulta e maligna. Quando poi la piccola Hyo-Jin inizia ad avere sintomi simili alla possessione maligna, tanto da aver bisogno dell’intervento di un carismatico sciamano (Jung-min Hwang), allora Jong-Goo decide di prendere la situazione in mano… Scatenando una discesa all’inferno per il villaggio di Goksung.

wailing

COMPASSATO MA CON RITMO

Mantenere l’attenzione dell’audience è una vera e propria arte e spesso neppure i grandi del cinema riescono a padroneggiarla appieno. Hong-jin Na invece riesce a mescolare con maestria nella prima metà del film momenti lenti, che permettono ai personaggi di sviluppare la loro personalità e allo spettatore di creare un legame emotivo con essi, con qualche momento inquietante qua e là a montare una tensione strisciante, sempre presente ma mai soverchiante. Dalla seconda metà invece il ritmo accelera sempre di più, con sempre più domande, dubbi, ripensamenti ed azioni irruente da parte del protagonista ed un senso di angoscia che sfocia nell’orrore occulto e nella pura disperazione, il tutto in maniera fluida e “naturale”.

Ad aiutare l’immersione nella vicenda ci sono anche gli splendidi scenari, che vanno dai boschi lussureggianti a scorci di desolazione urbana e rurale che con le luci e le loro zone d’ombra fanno da contraltare alle misere vicende dei personaggi principali, e dalle musiche tradizionali che aumentano ancora di più il senso di tensione di alcune scene. Gli attori danno il meglio di loro in ogni momento, mostrando una versatilità di ruolo non indifferente: Do Won Kwak passa dal personaggio bonario, imbranato e simpatetico ad un uomo disperato, aggressivo e violento come un animale messo alle strette da un predatore, lo Straniero di Jun Kunimura comunica senza l’uso delle parole malinconia e dolore senza danneggiare mai il suo misterioso fascino e, nonostante le poche scene in cui sono presenti, i personaggi di Woo-hee Chun e Jung-min Hwang risultano ad un tempo convincenti ma con motivazioni alquanto imperscrutabili.

the-wailing-2016-goksung-na-hong-jin-09

E’ proprio questa imperscrutabilità del trio sciamano/straniero/donna-senza-nome a contribuire all’intrigo ed a catturare l’attenzione: tra misteriosi riti, un profonda mancanza di comunicazione tra i personaggi e varie visioni spirituali (sciamanica, cattolica, buddhista) e razionali sulla vicenda l’audience vede le sue sicurezze sul “colpevole” ribaltate costantemente, allo stesso modo in cui Jong-Goo vede le sue disgregarsi sotto i suoi piedi.

Nonostante i cambi di tono subitanei che la vicenda ha nelle sue fasi iniziali il tutto appare quasi come una parabola biblica (non a caso il film si apre con una citazione dal Nuovo Testamento) sulla debolezze umane, la difficoltà di credere nello spirituale e l’incapacità di dare la fiducia a chi davvero la merita. E’ giusto credere alle voci incontrollate? Fino a dove ci spingeremmo per salvare i nostri cari? Chi è a causare i mali che ci affliggono? La risposta ve la darete voi stessi alla fine del film, oppure (più probabilmente) sarete ancora più sommersi dai dubbi al riguardo.

Questo film non intende prendervi per mano, utilizza simbolismi religiosi e parallelismi ma la trama non risulta mai danneggiata dai molti dettagli presentati, anzi attira ancora di più lo spettatore nel suo mondo diviso tra scienza, folklore e stregoneria. Non ci sono “jumpscares”, l’orrore cresce lento all’interno dello spettatore con il passare dei minuti fino all’inevitabile fine. A quel punto il difficile sarà staccarsene: le domande, le questioni poste in tutto il film probabilmente rimarranno per molto tempo a maturare e crescere dentro di voi.

MetalloNonMetallo

MetalloNonMetallo

Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
MetalloNonMetallo

Latest posts by MetalloNonMetallo (see all)