Recensione: GueRRRa – Soprusi (2015)

GueRRRa - Soprusi

Benvenuti a tutti i nostri lettori di Culto Underground, chi vi scrive è il vostro fedele Metallo e come ogni venerdì è giunto il momento della recensione settimanale dove ci occupiamo di arte underground, sia essa musica, cinema, fumetti o altro, ingiustamente passata in secondo piano o di artisti emergenti meritevoli della vostra attenzione. Quest’oggi parleremo ed analizzeremo approfonditamente il secondo lavoro del duo jazz/mathcore strumentale umbro dei GueRRRa intitolato Soprusi, nove tracce serpentine e apparentemente caotiche dove riff e melodie arzigogolate e dissonanti di chitarra si intrecciano e si compenetrano con groove e passaggi di batteria cervellotici e complessi in una spirale musicale che non segue mai un percorso prevedibile. Molto spesso in generi musicali come questo è complesso mantenere con mano ferma il controllo della composizione per non rendere il tutto lezioso, riuscirà i due ternani a dare una struttura sufficientemente solida al disco ed alle singole canzoni in modo da evitare di ricadere in un mero guazzabuglio di tecnica strumentale fine a sé stessa? Seguiteci e lo scoprirete!

LA BAND

I GueRRRa nascono nel 2011 a Terni come power trio con Marco Stentella alla chitarra, Giulio Marconi alla batteria ed il bassista Francesco “Fuzz” e non perdono tempo presentando dopo un solo anno il loro primo lavoro Lampo, un disco incentrato sulla tematica della Grande Guerra in cui già mostrano il loro stile di composizione e una raffinata visione artistica, e promuovendolo con un tour in giro per l’Italia. Il loro secondo lavoro invece avrà un percorso molto più complesso per vedere la luce: nell’ottobre 2014 Francesco abbandona la band, portando Matteo e Marco a scegliere di continuare come duo chitarra-batteria; dopo mesi di preparazioni, registrazioni, il mastering nei VDSS Recording Studios e la produzione in collaborazione con Kaspar House finalmente Soprusi viene pubblicato il 26 ottobre 2015, ben tre anni dopo il loro disco precedente.

IL DISCO

La splendida e crudele copertina creata da Tagliamani ed i titoli delle tracce non lasciano adito a dubbi: Soprusi è un disco impegnativo e perfino tematicamente impegnato pur non avendo nemmeno una riga di testo nelle canzoni. Gran parte dei 9 pezzi che compongono il disco infatti prende il nome da uno del largo numero di intellettuali di ogni epoca e cultura che a causa della propria attitudine progressista e rivoluzionaria, la loro condotta di vita o le proprie idee innovative hanno subito dei soprusi, alcuni di loro incontrando una fine tragica che li ha resi più che mai un simbolo immortale di libertà di pensiero. la prima traccia “Ipazia di Alessandria” si apre in maniera ingannevolmente melliflua e “melodica“ prima di scatenarsi in un vortice di riff distorti e fills irregolari e contorti di batteria che fanno venire in mente gli Ephel Duath più jazz, i bolognesi Zeus! ed i romani Zu ma anche il mathcore di band come Rolo Tomassi ed il punk sperimentale ed idiosincratico dei Refused di The Shape of The Punk to Come e NoMeansNo. Nonostante le composizioni già di per sé inconsuete ed ardite il duo umbro si spinge oltre ed insaporisce la ricetta ulteriormente con campionamenti, linee di synth e lasciando più tempo ai brani per creare atmosfera. “Alan Turing”, probabilmente la traccia migliore dell’album, ne è la dimostrazione: in 7 minuti il ticchettio ripetitivo ed irregolare che ricorda una macchina da scrivere assieme alle improvvisazioni di chitarra e batteria ed a vari effetti sonori che si intrecciano tra loro crea un infernale carillon dall’atmosfera allo stesso modo affascinante ed inquietante. A fare da contraltare ad un pezzo così importante ci sono la successiva “Nikola Tesla”, 2 minuti e 48 di riff serpentini e groove impazziti dal gusto stranamente minimalista, e “La Scimmia”, un pezzo memorabile ed estremamente orecchiabile scelto dalla band per essere trasformato in video musicale assieme ad “Ipazia”. A chiudere il disco c’è poi il secondo pezzo più lungo del disco, “Max Stirner/Maria Rosas Soledad”, dedicato al filosofo anarchico tedesco di metà Ottocento ed alla giovane anarchica argentina morta suicida nel 1998, che unisce una prima parte più caotica e dissonante ad una seconda più tranquilla dove fanno la loro comparsa dei violini ed un sax stridulo e graffiante. La tecnica strumentale del duo in tutto il lavoro è indiscutibile e riesce a sopperire alla mancanza del basso grazie ad un tono azzeccatissimo della chitarra di Marco, distorta e ruggente quando serve e pulita nelle parti più jazz, e al gran gusto nell’esecuzione che Giulio mostra dietro le pelli; forse la mancanza di parti vocali e delle linee di basso attutiscono un po’ l’impatto totale delle parti più “core” ma questo rientra probabilmente nei gusti personali, così come la densità e la poca immediatezza generale delle composizioni che potrebbero allontanare il pubblico poco avvezzo ad assorbire un tipo di musica sperimentale e dall’appeal marcatamente underground ma non può essere definito un difetto in sé e per sé.

CONCLUSIONI

Che dire quindi del secondo lavoro dei GueRRRa? A parere del sottoscritto i due superano abilmente la “sfida del secondo album” proponendo una visione artistica complessa nelle sue sfaccettature ma che sa dare soddisfazione a tutti coloro che non si fanno spaventare dagli approcci poco convenzionali nella composizione di canzoni. Chiunque apprezzi l’idiosincrasia di Zu, Zeus!, Ephel Duath, Cardiacs e NoMeansNo troverà pane per i propri denti mentre il grande pubblico abituato a generi più immediati potrebbe incontrare un bel mal di testa. Ma va benissimo così: ai GueRRRa non interessa minimamente essere catchy o andare incontro ai gusti di qualcuno, è evidente che quello che conta per loro è rispettare la propria visione artistica e le proprie idee, un po’ come gli intellettuali da cui hanno preso i nomi i brani di Soprusi. Premiare il loro impegno e la loro maestria è d’obbligo: con le loro capacità potranno arrivare agevolmente tra i grandi della scena nazionale (e chissà, pure internazionale), seguiremo con interesse dove li porterà il loro percorso artistico.

CONTATTI

FACEBOOK: https://www.facebook.com/GueRRRa-171347096272821/?fref=ts
CONTATTI: guerraecontrollo@yahoo.it
BANDCAMP: http://guerrra.bandcamp.com/

IL VIDEO DI “IPAZIA DI ALESSANDRIA”: https://www.youtube.com/watch?v=q4z6ba9Dyqs

IL VIDEO DI “LA SCIMMIA”: https://www.youtube.com/watch?v=yNQgPhqV1G8

Voto: 8 / 10
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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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