Recensione: Human drama – the world inside

Bentornati Cultisti! Oggi discuteremo assieme di una delle band più sottovalutate degli ultimi trent’anni, gli Human Drama, in particolare della loro opera magna: The World Inside

JONNY INDOVINA 

La figura di spicco della band, narratore e compositore, nonchè cantante della band è sempre stato Jhonny Indovina. Indovina inizia a suonare negli anni ’80 coi The models che dopo qualche anno muteranno nome per diventare, appunto, gli  Human Drama. Nel 2005 scioglie il gruppo e ne crea uno nuovo chiamato ‘Sound of the blue heart‘ con cui ha attualmente pubblicato due dischi. Quest’anno è uscito anche il suo primo disco solista, intitolato “Trials of  the Writer“.
Indovina è un songwriter eccezionale, i suoi testi trattano temi semplici, ma con delle note malinconiche e sognanti, dimostrando in tutti i suoi progetti, tra alti e bassi la sua grande conoscienza della musica emotiva.

 

THE WORLD INSIDE 

Questo disco non è una qualsiasi serie di suoni melodici e versi umani registrati su un supporto fisico creato per la vendita. Questo disco è il diario delle più intime fantasie mai partorite dal genere umano, il viaggio di una mente nelle profonditŕ dell’animo e il suo ritorno nel mondo esterno, il mondo ”al di fuori” dalla nostra coscienza.
Ognuna delle quindici canzoni presenti nel disco tratta un diverso tema sociale, interpretato da più personaggi, ognuna di esse ha quindi una sua struttura narrativa in cui Indovina è sia narratore che attore.
Musicalmente parlando ci troviamo di fronte a delle composizioni in stile dark gotiche, con forti richiami alla musica classica e celtica; flauti, violini e chitarre acustiche quindi si inseriscono nel tappeto musicale degli Human drama, assieme a  sintetizzatori e tastiere quasi impercettibili. Un effettistica attentamente calibrata crea l’ambiente onirico e oscuro dell’album, che non copre o distorce nè li strumenti nè la voce, ma si fa sentire tramite echi e sovrapposizioni di voci e strumenti, che portano la nostra mente a luoghi eterei e sognanti.
Il cantato cupo ed il tono greve e sofferente di Indovina creano un’atmosfera di tristezza e melanconia che in rare occasioni cresce in fasi Trionfanti ed allegre in un alternanza la cui bellezza, una volta compresa, porta quasi al pianto.

 

CONCLUDENDO

In conclusione questo è un disco eccezionale, sognante nelle musiche, intricato nei testi, intimo nei contenuti e vicino al mondo interiore presente in ognuno di noi. Pertanto lo consiglio vivamente a tutti i lettori di culto, vi invito a commentare quest’articolo dopo aver ascoltato l’album e dirci la vostra! 🙂

Sagana

Sagana è creatore e autore del progetto Culto Underground. Appassionato di musica, film, fumetti, videogiochi e tutta l'arte underground, nel 2008 inizia il progetto zeitgeist, predecessore di C.U. che si conclude nel 2011 per ragioni personali. Un paio di anni dopo ricomincia con spirito nuovo e con il nuovissimo collaboratore Nemo, che lo spinge a riesumare il progetto!
  • Franz

    Senza offesa ma questa recensione fa un po’ pena. Manca una descrizione specifica dei brani, mancano analisi musicali (scale, risvolti, ritmi, melodie) e ha il più grande errore che un recensore possa fare: parla delle sensazioni che gli dà, l’ultima cosa che interessa al lettore.
    L’amore per la musica è condizione necessaria ma non sufficiente, bisogna integrarlo con capacità di analisi, critica e comunicazione.
    Lo scrivo senza polemica e con l’intento di uno stimolo migliorativo.

    • Grazie per il commento, tuttavia non potresti trovarmi meno d’accordo. A mio avviso una recensione dovrebbe essere fruibile da tutti gli interessati all’ambito musicale, quindi anche da chi non ha ampie conoscenze tecniche. Trovo che le recensioni che analizzano i singoli brani e la tecnica delle composizioni, non solo siano dedicate ad un pubblico di nicchia (quindi estraneo a recensioni dirette a tutti come questa) ma oltretutto finiscano per essere meno obbiettive di quel che si propongono e che non colgano l’essenza delle opere recensite.
      Nel caso di concept posso comprende il soffermarsi sulle tematiche e sulla “trama” generale del disco, ma in casi come questo in cui il concept è solo tematico troverei ridondante ripetermi.

      In ogni caso questa recensione in particolare è del 2006, reinserita dopo tanti anni nella nuova veste del blog, quindi posso capire sia un po’ debole di contenuti, spero tu possa trovare nelle più recenti recensioni, almeno in parte, ciò che cerchi! Ciao e grazie ancora 😉