Recensione: La jetée di Chris Marker

Cari amici di “Culto” bentornati all’appuntamento col vostro blog preferito! Oggi ci occuperemo di un cortometraggio che è d’obbligo catalogare come un prodotto di culto che tutti dovrebbero vedere! Sto parlando di La Jeète, cortometraggio di Chris Marker che certo i più appassionati conosceranno ma che voglio rendere noto anche ai pagani!
Ma ora bando alle ciance e andiamo a dare un’occhiata più approfondita all’opera!

L’autore

Christian François Bouche-Villeneuve, in arte Chris Marker, poliedrico personaggio dell’ambiente cinematografico, nasce a Neuilly-sur-Seine, in Francia il 29 luglio 1921. All’università segue i corsi di filosofia di Jean-Paul Sartre riuscendo ad ottenere la laurea. E’ durante la seconda guerra mondiale che, combattendo nella resistenza, ottiene il soprannome di Marker. Finita la guerra viaggia molto grazie al suo lavoro all’UNESCO e nel 1952 esce “Olympia 52”, suo primo lavoro. Dovrà aspettare però 10 anni per il successo internazionale che gli verrà portato da La Jeète che lo porterà nel 1963 a vincere il “Premio Jean Vigo”. Continuerà la sua carriera nel mondo del cinema dove ricoprirà i più svariati ruoli dell’ambito della produzione (sarà regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, produttore e anche fotografo). Agli inizi degli anni ’80 realizza un’ altra sua famosa opera, “Sans Soleil”, documentario scientifico con commentario filosofico. Si stabilisce a Parigi dove vive una vita nel riserbo concedendo raramente interviste e continuando a produrre. Proprio a Parigi morirà nel Luglio del 2012.

L’opera

Apprestandoci a guardare “La Jeète” ci troviamo davanti a un prodotto davvero particolare ed interessante. La storia, di ambientazione post apocalittica, è raccontata interamente tramite foto (con solo una brevissima sequenza in movimento). La storia è semplice, ma di quella semplicità che colpisce a fondo, non di quella banale e scontata che poco spazio lascia al viaggiare delle emozioni e della fantasia. Si racconta di un uomo che da bambino assistette a un omicidio in un aereoporto. Ciò che in quel momento più lo segnò fu lo sguardo che scambiò con una donna che era sul posto. In seguito il protagonista verrà usato come cavia per esperimenti che avranno lo scopo di farlo tornare indietro nel tempo. Quest’ esperimento è condotto da scienziati che scelgono le loro cavie dopo aver guardato nella loro mente. Il nostro protagonista viene scelto proprio per il vivido ricordo legato alla donna dell’aeroporto e per l’anelito verso la possibilità di rivederla. L’esperimento riuscirà ed egli potrà entrare in contatto con la ragazza e passare del tempo con lei, andando e tornando attraverso il tempo fino ad arrivare all’epilogo.
L’idea di raccontare l’intera storia tramite il lento scorrere di foto accompagnate da una voce narrante fa sì che lo spettatore, quasi senza accorgersene, si ritrovi completamente coinvolto nel mondo del protagonista. Merito di questo hanno anche le musiche di Trevor Duncan che fanno da accompagnamento e che, fondendosi alla perfezione col racconto e i suoi eventi, creano la fortissima atmosfera di cui il film è impregnato.
Una piccola curiosità sul corto è che esso ha ispirato il famoso “L’esercito delle 12 scimmie” di Terry Gilliam con Bruce Willis nel quale si possono trovare molti rimandi a quest’opera.

Conclusioni

A mio avviso l’idea di questo cortometraggio è geniale, già a partire dal fatto di raccontarlo tramite fotografie. L’insieme di foto, musiche e voce fuori campo che racconta il tutto è davvero trascinante e mi ha letteralmente incollato allo schermo senza farmi nemmeno rendere conto dello scorrere dei poco più di 26 minuti del corto. Un’opera davvero meritevole di essere guardata con attenzione almeno una volta. Per essa vale la pena di immergersi nell’ascolto di storia e musiche e nella visione delle foto senza lasciarsi distrarre e assorbendo ogni minuto di storia.

Nemo

Nemo è un ragazzo di 24 anni che studia al Dams di Udine che ha sede nella sua città natale, Gorizia. Si interessa sopratutto di film e fumetti e ascolta anche musica spaziando quando capita tra vari generi. Conosce Sagana e dopo qualche tempo decidono di cercare, stavolta assieme, di ridare lustro al blog di Culto Underground per salvare un buon progetto dalla decadenza e rimetterlo sui giusti binari