Recensione: Jumping the Shark – Sogni Pesaresi (2015)

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Fedeli lettori di Culto Underground, ben ritrovati! Qui è il vostro Metallo che vi parla, siete i benvenuti in questa nuova recensione settimanale di Culto! Quest’oggi vi parleremo dell’ultimo lavoro del power-duo marchigiano dei Jumping the Shark, l’EP Sogni Pesaresi, un disco dall’attitudine scanzonata in egual modo energico ed eccentrico, che passa senza soluzione di continuità da riff stoner metal inzuppati nel blues a momenti che potrebbero ricordare il folk psichedelico ed la canzone d’autore, il tutto immerso in un’atmosfera vintage anni ’70 calda ed avvolgente. Saranno riusciti i nostri due giovani amici di Pesaro a mantenere strette le redini delle loro composizioni in mezzo a questo apparentemente caotico mix di varie influenze senza rendere il tutto troppo bizzarro e complesso da assimilare? Andiamo a scoprirlo!

LA BAND

Si vede necessaria una rapida presentazione dei Jumping the Shark: il duo di Tommaso Tarsi alla chitarra e seconda voce e Leonardo Antinori alla batteria e voce principale produce nel 2013 il suo primo EP Fonzarelli, un lavoro ricco di brio che nella sua giovanile ruvidità lascia già intravedere pienamente le buone potenzialità ed il songwriting talvolta raffinato dei due pesaresi in brani come “Eri Bellissima”, “Nuvole” e “Redhouse”. Il 27 aprile 2015 Antinori e Tarsi si riaffacciano sulle scene con il nuovo EP Sogni Pesaresi, un lavoro registrato da Alessandro Gobbi (Montana, Caffiero) e completamente autoprodotto che continua nell’itinerario artistico impostato dalla band ed influenzato dalle atmosfere della loro terra natale ma aggiunge nuovi colori alla “tavolozza musicale” del duo.

IL DISCO

Il nome “Jumping the Shark” (così come il titolo del primo EP) si riferisce alla celebre sitcom statunitense “Happy Days”, in particolare all’episodio della quinta stagione dove gli autori decisero di far saltare uno squalo bianco sugli sci d’acqua al personaggio di Fonzie e quella svolta narrativa inverosimile segnò in un certo senso un “punto di non ritorno” per la serie e l’inizio della sua decadenza; ascoltando Sogni Pesaresi si comprende fin da subito invece che il nome della band non implica una qualità in costante abbassamento ma piuttosto un’attitudine irriverente ed idiosincratica che mostra interesse solo per la sua originale visione artistica e quasi mai per le convenzioni musicali. Nei sei brani che compongono l’EP si sentono le influenze più disparate, dal Battisti più sperimentale di Anima Latina ed il George Harrison di All Things Must Pass al metal eclettico intriso di doom e punk dei Melvins passando per il “Seattle sound” dei Nirvana ed i primi Verdena ed il garage rock di White Stripes e Black Keys, ma l’attitudine del duo è fermamente “tounge in cheek” e talmente irriverente che talvolta i testi paiono quasi volutamente irridere gli stilemi del cantautorato “impegnato” e delle ballad più stucchevoli del radio rock. L’EP si apre con “Inutile prima di te” e parte con il piede giusto grazie ad un roccioso riff di piena ispirazione blues per poi passare ad un ritornello urlato a squarciagola ed una parte finale che ricorda lo stoner rock più psichedelico; la successiva “Leonardo nel bidone” inizia con uno splendido intreccio di batteria e chitarra folkeggiante che farebbe quasi pensare ad un pezzo più rilassante per poi colpire a tradimento l’ascoltatore con un ritornello pestatissimo ed un girotondo di tempi veloci e rallentamenti pieni di pathos che rende il brano uno dei più riusciti del disco. La terza traccia “Stress” è rapida ed aggressiva, con riff rapidi e ripetitivi dall’effetto ipnotizzante ed alcuni passaggi che fanno pensare al classic rock degli anni ’70, mentre “Cartika – Tu me fais du bièn” inizia con una melodia di chitarra acustica orientaleggiante che crea un’atmosfera vintage davvero riuscita ed un cantato a tratti melodico e a tratti più sguaiato ma poi si perde un po’ con una coda fatta di sussurri distorti e rumori di sottofondo che rallenta vistosamente il flusso creato fino a quel momento nell’EP. Con gli ultimi due brani i Jumping the Shark decidono di mostrare anche di essere abili con pezzi più lenti e ricchi d’emozione, riuscendo bene nel loro intento: “Buonanotte” fa pensare ai Dinosaur Jr. con il suo arpeggio di chitarra lievemente dissonante che attraversa tutta la canzone e sul finale riparte con la ruvida emozione e la carica ritmica tipica del duo mentre “Le lacrime del coccodrillo” ha il pianoforte tipico delle canzoni d’autore ed il testo in perfetto equilibrio tra il serio ed il faceto riesce comunque a trasmettere un senso di malinconia degno del migliore blues. Pur raggiungendo in due appena i trentotto anni la tecnica mostrata dai due giovani musicisti in tutto il disco è davvero ottima, con riff e melodie di chitarra memorabili sia nelle parti rock’n’roll più immediate sia in quelle più lente ed introspettive ed una batteria che sa quando mettersi in mostra con fills più complessi sia quando accompagnare con classe e “riserbo”, ed il cantato di Antinori che per quanto volutamente ruvido riesce a trasmettere tutte le emozioni appropriate a seconda del pezzo. Anche il songwriting è in larga parte solido sia nei pezzi brevi che superano a malapena il minuto e quarantacinque secondi sia con quelli nell’ordine dei cinque minuti, il power-duo dimostra nei venti minuti dell’EP di sapere spesso creare brani che non diano mai un senso di incompletezza legata alla loro lunghezza o abbiano al contrario tempi morti, un pregio notevole che non tutte le band, nemmeno quelle più celebri e blasonate, possono spesso dire di possedere.

CONCLUSIONI

Il secondo lavoro dei Jumping the Shark risucchia all’interno di un mondo psichedelico e deliziosamente vintage, intriga e diverte senza prendersi mai troppo sul serio ed invece di essere un azzardato coacervo di stili si rivela nella sua brevità un viaggio intenso e completo. Il duo pesarese dimostra di saperci fare sia tecnicamente sia nella scrittura dei pezzi e possiede un’invidiabile visione artistica che lo rende originale ed eclettico, chiaramente non manca qualche imperfezione qua e là ma comunque il risultato rimane comunque molto buono soprattutto mettendo in conto la giovane età dei due musicisti. La curiosità verso i futuri lavori della band è alta ed il nuovo singolo da poco uscito “Dimmi quando verrai a casa” non fa altro che stuzzicare ancora di più l’appetito in attesa del loro prossimo LP; per adesso possiamo consigliarli ai fan del garage rock dei White Stripes, del protogrunge dei Melvins e del rock psichedelico che vorranno mettersi alla prova con un EP che sa buttare da parte quando necessario le convenzioni di genere per mantenere intatta la loro visione artistica. Saltate lo squalo se ne avete il coraggio, ne vale la pena!

CONTATTI

FACEBOOK: https://www.facebook.com/JTSyeah
CONTATTI: fonziejumpstheshark@gmail.com
BANDCAMP E FREE DOWNLOAD: http://jumpingtheshark.bandcamp.com/album/sogni-pesaresi-ep

SOUNDCLOUD: https://soundcloud.com/jumping-the-shark-1/sets/sogni-pesaresi-ep

Voto: 7,5 / 10
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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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