Recensione: Le Avventure di Rocketeer (1991)

Buona sera Cultisti! Quest’oggi il vostro fedele Metallo vi parla dell’adattamento cinematografico della Disney di Rocketeer, capolavoro del fumettista Dave Stevens!

Le trasposizioni su celluloide di opere provenienti da altre forme d’arte (libri, videogiochi, fumetti) hanno dimostrato molte volte di essere una scommessa difficile da vincere. Adattare le dettagliatissime descrizioni tratte dalle pagine dei romanzi o le complesse creazioni visive delle vignette ideate da un fumettista senza perdere il fascino della fonte originale e causare l’ira di fan spesso poco propensi ad alterazioni si è dimostrato numerose volte una sfida improba destinata al fallimento. I film basati sui supereroi dei comic books americani hanno sofferto in particolare per questa difficoltà dei registi cinematografici a riportarne il fascino e la bellezza su pellicola: nonostante il gran numero di trasposizioni solo un numero limitato di queste sono considerate dei capolavori o rappresentano a pieno la visione degli autori originali che le hanno create. Sembra quasi ironico che un adattamento non certo scadente come “Le Avventure di Rocketeer” sia finito nel dimenticatoio mentre opere ben peggiori sono ancora ben vive nella memoria collettiva, nel bene o nel male…

Il film:

Nel 1991 la Walt Disney Pictures decise di scommettere sul personaggio cult di Rocketeer, un omaggio agli eroi pulp degli anni ’30/’40 come Commando Cody o Rocket Man ideato dal fumettista Dave Stevens dieci anni prima, stanziando un budget di 40 milioni di dollari, ponendo come regista il solido Joe Johnston (Jumanji, Pagemaster, Capitan America – Il primo vendicatore) e come attori principali tra gli altri Jennifer Connelly e Timothy Dalton. Johnston, un grande fan del fumetto, poté contare persino sull’apporto artistico di Stevens stesso, il quale si occupò dell’aspetto grafico della pellicola e di consigliare accuratamente il regista sulla strada da seguire. Ma qualcosa andò storto: il film fu un flop, il modesto successo al botteghino portò la Disney ad eliminare qualsiasi progetto riguardo ad un sequel e la pellicola venne rapidamente dimenticata dal grande pubblico. Meritò davvero una fine così tragica? Andiamo a scoprirlo!

La pellicola ed il fumetto: similitudini e differenze.

Il film si propone come un adattamento abbastanza fedele della prima parte del fumetto di Stevens anche se trae alcuni elementi dalla seconda parte ambientata a New York ed aggiunge più elementi alla trama: nella Los Angeles del 1938 il giovane pilota acrobatico Cliff Secord (Billy Campbell) trova per caso nel suo hangar un razzo sperimentale abbandonato da alcuni ladri in fuga dalla polizia. Con l’aiuto dell’amico meccanico “Peevy” (Alan Arkin) Secord trasforma il marchingegno in una sorta di jetpack ante litteram e diventa suo malgrado un eroe noto alla stampa come Rocketeer. Quello che ancora non sa è che sta per trovarsi invischiato in mezzo ad una guerra tra gli scagnozzi del gangster Eddie Valentine (Paul Sorvino), che avevano inizialmente sottratto ai militari questa tecnologia, e l’FBI chiamato in aiuto da Howard Hughes  (Terry O’Quinn), personaggio storico reale e nel racconto inventore del razzo;  inoltre dovrà lottare con le unghie e con i denti per salvare il suo rapporto con la splendida Jenny (Jennifer Connelly) messo in discussione dalle avances del celebre attore Neville Sinclair (Timothy Dalton), un personaggio fascinoso ed ambiguo che nasconde un segreto molto pericoloso per entrambi…

Sotto il profilo dell’estetica e dell’atmosfera generale la pellicola riesce a replicare in maniera eccellente l’opera su cui si basa: i costumi, le ambientazioni, persino gli aerei utilizzati per le riprese seguono alla perfezione le linee guida impostate nel fumetto da Stevens. I due protagonisti Campbell e Connelly sembrano versioni in carne ed ossa dei loro corrispettivi cartacei e tra i due c’è una chimica indubbia che dà credibilità alla loro storia d’amore (infatti i due stavano effettivamente frequentandosi durante le riprese del film); Dalton, all’epoca noto volto di James Bond, mostra la sua versatilità creando da zero un personaggio che appare come una versione malvagia e pulp di Errol Flynn, una figura ironica e crudele che gli spettatori facilmente ameranno odiare. Il film non manca di citare alcuni elementi del fumetto che omaggiavano le vecchie pellicole anni ’40 di cui Stevens era grande fan come il mostruoso Lothar, il grottesco personaggio basato sull’attore Rondo Hatton presente nella seconda parte del fumetto e qui presentato come il braccio destro di Sinclair, e la storia volutamente riprende elementi spettacolari ed esagerati tipici dei fumetti della Golden Age come le sequenze ambientate su uno Zeppelin condite da piani ambiziosi dei nazisti per la conquista del mondo. Per mantenere lo stile dei romanzi d’azione anni ’30 la trama è talvolta volutamente prevedibile nonostante sia più arzigogolata rispetto a quella ideata da Stevens mentre le musiche di James Horner  accompagnano con gusto le scene e sono un punto forte della pellicola.

I lati positivi presentati non riescono però a nascondere alcuni difetti che hanno indebolito la qualità del prodotto finale: Jennifer Connelly per quanto perfetta esteticamente nel suo ruolo di Betty Paige della situazione risulta un po’ troppo “legnosa” ed innaturale nella sua interpretazione,  togliendo un bel po’ di brio che la figura originale possedeva; il personaggio di Cliff Secord interpretato da Campbell risulta statico nella sua personalità e non matura granché per tutta la durata del film, facendo storcere un po’ il naso a coloro che cercano un protagonista più complesso ed intrigante; infine l’adattamento con come obiettivo un target “family-oriented” (eliminati sono tutti i riferimenti agli aspetti più maturi presenti nel fumetto ed al lavoro di modella pin-up  di Jenny) attuato dalla Disney ha rimosso molto fascino graffiante all’opera di Stevens, allontanando la parte di pubblico più maturo che poteva essere interessato all’immaginario retrò su cui si basa la pellicola. Il risultato è un film esteticamente splendido ma che non è “né carne né pesce”: troppo volutamente vintage per essere apprezzato dai bambini ma troppo semplice ed “ingenuo” per fare presa sul pubblico adulto. Questo non poté non condannare questa trasposizione cinematografica a passare in secondo piano rispetto ai veri blockbusters estivi di quell’anno come Terminator 2 e Robin Hood e ne decretò l’insuccesso.

Conclusioni:

Non mi sento di definire questo film come un fallimento su tutta la linea, anzi: “Le avventure di Rocketeer” sotto il profilo della trasposizione delle atmosfere create da Stevens e come omaggio leggero al pulp anni ’30 è un completo successo, dimostrandosi a mio parere un film più che degno rispetto all’opera originale. Il film sa intrattenere senza infamia e senza lode nonostante i difetti di recitazione e uno stile talvolta fin troppo sobrio in stile Disney e può essere un ottimo modo per passare una serata divertente tra amici senza impegnare troppo la mente e lasciandosi trasportare dalla magia del cinema di una volta di cui è impregnata la pellicola.

Voto: 6,5 / 10
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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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