Recensione: Locanda Delle Fate – Forse Le Lucciole Non Si Amano Più

Bentornati cari cultisti ad un nuovo appuntamento con le recensioni di Culto Underground! Quello che vi propongo oggi è un disco molto importante nel panorama del progressive italiano, Forse Le Lucciole Non Si Amano Più della Locanda Delle Fate. Un disco definito da moti un vero e proprio canto del cigno del genere perché uscito a ridosso del momento in cui esso andava, in Italia, eclissandosi.

Il gruppo

La Locanda delle Fate si presentò nel panorama del progressive italiano nel 1977 proprio nel periodo in cui il genere si apprestava al declino. Sotto l’etichetta Polydor uscirono col loro primo e unico album sopra citato, salutato molto positivamente dalla critica ma con scarsissimo riscontro commerciale, ed il suo insuccesso portò il gruppo a sciogliersi. Nel 1993, sfruttando il ritorno di fiamma del pubblico verso il progressive, venne pubblicato Live, album basato su un’esibizione dal vivo del gruppo registrata nel 1977. Questo diede loro la spinta per un ritorno sulle scene, anche se con formazione parzialmente diversa, che si avverò nel 1999 con il secondo LP Homo Homini Lupus. Negli anni 2000 si vociferava di una nuova reunion per un nuovo disco mai effettivamente realizzato. Il gruppo torna ad esibirsi ad Asti nel 2010 in occasione di Asti Musica con una nuova formazione. Due anni più tardi esce il nuovo lavoro The Missing Fireflies contenente brani che non erano stati inclusi nel primo album ed alcune tracce di un concerto degli anni ’70.
Esce nel 2012, solo in vinile, Live In Bloom, concerto dal vivo registrato nel Novembre del 2010 in occasione della Progvention di Mezzago. Ad ora questo è l’ultimo presenza su disco della band.

Il disco

Forse Le Lucciole Non Si Amano Più è un album progressive che rappresenta tutte le qualità che il sottoscritto cerca nel genere. Molti strumenti formano tappeti sonori vari e capaci di trasportare l’ascoltatore senza mai annoiarlo ma, anzi, facendolo immergere sempre più nelle dinamiche del disco. Chitarre, tastiere e flauti assecondano le tematiche trattate ed il modo di cantare di Leonardo Sasso, il quale riesce indubbiamente a dare una marcia in più alla proposta musicale della band. Il lavoro è strutturato in sette tracce da ascoltare senza pause e tutte d’un fiato. In apertura la strumentale A Volte Un Istante Di Quiete è un perfetto prologo stile progressive di un album che già con la seconda traccia (la title-track) apre alle tematiche portanti dell’opera. Esse, tutte legate ai rapporti umani, si focalizzano sulla perdita delle relazioni più pure tra esseri umani dovute al cambiamento che si stava in quel periodo operando nella società, un argomento oltremodo attuale e che risulta veritiero anche al giorno d’oggi. Questi temi ci accompagnano verso la riflessione sull’importanza dei ricordi sempre e sulla tristezza nel vederli sempre più sfocati e lontani nel tempo. Entrambe queste tematiche puntano al tema centrale del lavoro, la malinconia. È lei infatti la conseguenza finale di tutte le sensazioni che l’opera ci narra. Il tutto è accompagnato da musiche ed atmsfere malinconiche dove ogni strumento si trova esattamente nel posto in cui è giusto che sia e fa esattamente quello che deve, per creare l’ ambientazione sonora all’interno della quale ci muoviamo. Il lavoro segue questa linea per tutto la sua durata con testi davvero importanti sotto tutti i punti di vista e un accompagnamento musicale perfetto.

Conclusioni

In definitiva ci troviamo di fronte a un lavoro molto interessante sia sotto il punto di vista musicale che da quello dei testi, capace di travolgere l’ascoltatore a cui piace mettersi in gioco durante l’ascolto e che per la durata del disco “ascolta” senza limitarsi a “sentire”. Un capolavoro che può piacere sia agli amanti del genere che a chi lo sta appena scoprendo (io stesso mi includo in questa categoria) senza però risultare eccessivo per chi non lo conosce e vuole soltanto ascoltare della buona musica. La Locanda Delle Fate ci regala un disco ottimo sotto il punto di vista non solo testuale, ma anche strumentale con dei suoni che possono risultare forse poco affini a chi ha il palato costantemente a contatto con pop o musica da classifica ma che risulta estremamente buono a chi sa apprezzare l’armonia con cui si rapportano gli strumenti all’interno dell’album. Insomma un LP che chiunque, almeno una volta, dovrebbe ascoltare.

Voto: 9 / 10

Nemo

Nemo è un ragazzo di 24 anni che studia al Dams di Udine che ha sede nella sua città natale, Gorizia. Si interessa sopratutto di film e fumetti e ascolta anche musica spaziando quando capita tra vari generi. Conosce Sagana e dopo qualche tempo decidono di cercare, stavolta assieme, di ridare lustro al blog di Culto Underground per salvare un buon progetto dalla decadenza e rimetterlo sui giusti binari