RECENSIONE: LORØ – LORØ (2015)

Artwork

Un caloroso saluto a tutti i nostri fedeli Cultisti! Questa settimana il vostro “maestro cerimoniere” Metallo vi presenta il disco di debutto self-titled del power trio patavino LORØ, un lavoro sperimentale e complesso che unisce influenze che vanno dalla musica elettronica al jazz passando per il noise rock ed il mathcore. Mettere assieme elementi normalmente distanti è un’operazione raramente priva di rischi  e può portare con facilità ad un “minestrone” immangiabile se gli ingredienti che lo compongono non sono ben equilibrati e dosati alla perfezione; inoltre un album troppo ardito sotto il profilo sperimentale può renderlo poco appetibile anche al fan più open-minded e risultare troppo d’avanguardia, portando ad un insuccesso sia di critica che di pubblico. Come si saranno comportati i Nostri in questa loro prima prova artistica? Andiamo a scoprirlo!

LA BAND

Il fatto che il gruppo sia stato fondato solo nel 2013 non deve ingannare: i tre componenti (Riccardo Zulato alla sei corde, Mattia Bonafini al basso e synths e Alessandro Bonini dietro le pelli) non sono alle prime armi, avendo partecipato ad altre band e dimostrando un’indubbia esperienza compositiva formatasi sul campo. Con il prezioso aiuto di Enrico Baraldi (bassista negli Ornaments)  il complesso padovano ha registrato e mixato tra Roma e Bologna le nove tracce che compongono il loro lavoro eponimo, prodotto in pura attitudine D.I.Y. in sole 300 copie serigrafate ed assemblate a mano e pubblicato da una cordata di ben 5 etichette indipendenti.

L’ALBUM

I tre ci danno dentro fin da subito ed aprono il singolo “Pollock” con un riff di sintetizzatore acido e ruvido accompagnandolo con una batteria molto groovy e dei passaggi chiassosi e sferraglianti di chitarra, degli elementi ricorrenti  in tutto l’album e basi portanti della loro proposta musicale.  Tra le influenze del trio si sentono le sonorità inusuali e graffianti impregnate di jazz dei romani Zu, l’attenzione al groove ed all’eclettismo strumentale degli statunitensi Battles ma anche il basso roboante ed i riff crudi e ritmati tipici degli Helmet di Meantime e Betty (come si può ad esempio notare nella canzone “Faster, Louder & Better”) ed una vena noise abrasiva che potrebbe far ricordare i Big Black; nonostante alcuni evidenti ispirazioni il sound dei LORØ mantiene una forte coesione strutturale ed anche un buon livello di originalità che non li rende una mera copia di alcune band più celebri. Un altro aspetto notevole da sottolineare è come i tre riescano spesso a trovare l’equilibrio tra la ricerca sonora e l’attitudine più “punk” che li contraddistingue: per ogni momento in cui i synth assumono toni più stranianti e psichedelici o la tecnica prende il sopravvento c’è sempre un riff di chitarra più immediato o una parte più lineare che riportano sui binari più convenzionali la composizione, impedendo che il tutto diventi troppo astruso o la noia possa prendere il sopravvento (un rischio che spesso i gruppi strumentali possono incontrare non potendo basarsi su melodie vocali o strutture delle composizioni facilmente memorizzabili). Un pezzo dell’album emblematico in questo senso (e probabilmente uno dei più riusciti) è “Thalia”, il quale inizia in pieno stile mathcore con dei synth spiraleggianti e una parte ritmica messa in primo piano per poi dare più spazio ai riff atmosferici di chitarra con le tastiere ad insaporire il tutto  ed infine chiudere con una melodia quasi arabeggiante, il tutto senza che le transizioni tra una parte all’altra risultino forzate o poco fluide (un risultato non da poco!). “High Five” mette in mostra tutte le influenze jazz del gruppo, con un intro di batteria ed i synth che creano un’atmosfera quasi “lounge” subito raschiata via dall’entrata ruvida e minacciosa della sei corde di Riccardo; “At Mortem” balza con facilità dall’elettronica d’atmosfera ad una abrasiva parte in stile industrial nel giro di qualche minuto mentre “Clown’s  Love Ritual”  nella sua brevità è sferragliante ed aggressivo come un pezzo dei Big Black. Perfino nei pezzi più lunghi come “A Trick Named God” il gruppo mostra inventiva ed una certa fluidità tra le parti che si susseguono accompagnando l’ascoltatore in un viaggio tra sonorità eclettiche senza annoiare. L’unica canzone che non convince pienamente è “Ø”, un pezzo noise-ambient che può ricordare in alcuni elementi gli Swans dell’ultimo periodo: posto proprio a metà disco quasi a dividere in due parti l’album con i suoi 4 minuti di percussioni e suoni stranianti risulta forse un po’ troppo da digerire per un ascoltatore occasionale o non troppo entusiasta del genere.

CONCLUSIONI

Il primo lavoro dei LORØ indubbiamente lascia il segno e lascia presagire grandi cose per il power trio di Padova: nei nove pezzi dell’album i tre sperimentano e aggiungono influenze da vari generi ma non dimenticano mai di divertirsi con i suoni ed anche di lasciarsi andare con parti più accessibili o aggressive rendendo la ricetta varia e quasi sempre gustosa. Nonostante qualche difetto ed uno stile talvolta poco accessibile al grande pubblico questo disco di debutto è degno di nota qualitativamente parlando e potrà trovare spazio nelle librerie musicali i tutti gli amanti di gruppi quali Zu, Helmet, BattlesTortoise, Russian Circles, del math rock e del progressive. Una band da tenere d’occhio, questo è sicuro!

CONTATTI

FACEBOOK: https://www.facebook.com/loroofficial

STREAMING & FREE DOWNLOAD: http://sonoloro.bandcamp.com/releases

VIDEOCLIP DI “POLLOCK”: https://youtu.be/xeOKlmkvldo

 

Voto: 8 / 10
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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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