Recensione: Modena City Ramblers – Mani come rami, ai piedi radici (2017)

Modena City Ramblers new album

Un caloroso saluto a tutti i lettori vecchi e nuovi di Culto Underground dal vostro fedele scribacchino Metallo che, come ogni venerdì, vi introduce alla consueta Recensione della Settimana. Questo venerdì però non è una giornata come tutte le altre, vi presentiamo una vera e propria chicca: quest’oggi ci occuperemo del nuovo album di una delle vere e proprie istituzioni del folk punk italiano (anche se è quasi limitativo definirli ancora con questo genere): i Modena City Ramblers. Esce infatti oggi (e ringraziamo l’Astarte Agency per averci inviato una copia in anteprima) Mani come rami, ai piedi radici, il quattordicesimo album della carriera ormai ultraventennale della band modenese  che li ha visti partire da un “combat folk” impegnato profondamente influenzato dagli irlandesi Pogues ed i Clash ad un sound che ormai mischia senza soluzioni di continuità sonorità del Sudamerica, Messico, Europa dell’Est e le gighe tipiche dell’Isola di Smeraldo in un modo solo ed unicamente loro. Quattro anni fa nel doppio disco Niente di nuovo sul fronte occidentale i MCR proponevano canzoni musicalmente variegate nelle loro influenze, con utilizzo  di chitarre elettriche rock ad accompagnare i loro testi dalle tematiche impegnate basati su fatti di cronaca o avvenimenti storici. In quattro anni molte cose possono cambiare, i Modena City Ramblers avranno continuato su questa strada o avranno modificato ulteriormente la loro traiettoria? Continuate a leggere e lo scoprirete!

LA BAND

E’ estremamente complesso ridurre in poche righe una carriera quasi trentennale ricca di avvenimenti e cambi di formazione ma possiamo indubbiamente tracciare un percorso di base. I Modena City Ramblers si formano nel 1991, un gruppo di amici provenienti varie formazioni emiliane interessati a suonare musica irlandese; a febbraio di quell’anno decidono di adottare il monicker odierno in onore della tradizione irlandese di avere diversi Ramblers distinti di città in città. Questa allegra compagnia di musicisti in un anno di attività arrivano già ad aprire il concerto dei Pogues, una delle band seminali che hanno ispirato gran parte della carriera degli MCR, proponendo un repertorio misto di canzoni tradizionali italiane ed irlandesi mentre preparano la loro prima demo, Combat Punk. Uscita nel 1993, questo lavoro porta la band a stabilizzarsi in una formazione più o meno definita mentre il primo vero e proprio album del gruppo modenese Riportando tutto a casa aggiunge alla ricetta ormai assodata il cantato dialettale e le nuove influenze di band quali i francesi Mano Negra di Manu Chao.

Negli anni Novanta la band arriva al successo e collabora tra gli altri con Bob Geldof, Giovanni Lindo Ferretti e Paolo Rossi; importanti le influenze nella musica dei Ramblers i viaggi del cantante Stefano “Cisco” Bellotti e di vari componenti in Patagonia, Messico e Cuba, dove andranno in tour suonando davanti a 100.000 persone, e gli incontri con grandi della letteratura come Luis Sepúlveda, Paco Taibo o Daniel Chavarria. La loro musica ormai è trasfigurata dalle loro iniziali radici celtic punk ed abbraccia la patchanka, la musica tradizionale sudamericana, quella klezmer e dell’Est Europa. Intanto continuano le uscite discografiche, tra i quali spicca la canzone “Ebano” premiata da Amnesty International, ed i cambi di formazione: a colpire con forza furono l’abbandono della band dopo 14 anni di Cisco, sostituito da Davide “Dudu” Morandi e Betty Vezzani, e la tragica scomparsa nel 2007 del polistrumentista Luca “Gabibbo” Giacometti. Negli ultimi 7 anni il gruppo ha mantenuto i suoi componenti Dudu, Robby, Franco, Fry, Massimo, Leo e Luca, suonando oltre 500 concerti assieme e producendo 5 album, compreso quello in uscita oggi 10 marzo per la Modena City Records (distribuzione Believe): Mani come rami, ai piedi radici.

IL DISCO

Come lascia fortemente presagire il titolo, in questo quattordicesimo album dei MCR gli elementi a cui la formazione emiliana vuole dare spazio sono le ramificazioni sempre più espanse di una proposta musicale dalle influenze più varie ben radicate in composizioni che favoriscono la vena acustica e poetica che i Ramblers hanno sfoggiato fin dalle origini. Un presente sempre vivo che si rinnova pur mantenendo i punti forti del passato insomma, ma rispetto all’album precedente le differenze sono abbastanza evidenti dal primo ascolto. In primis le tematiche e l’atmosfera: rispetto a Niente di nuovo sul fronte occidentale mancano i frequenti riferimenti alla cronaca ed alla storia, sostituiti da testi comunque poetici e delicati che strappano più di un malinconico sorriso e parlano di wanderlust, amore e della girandola di emozioni e ricordi che affrontiamo nella vita di tutti i giorni; inoltre il patchwork musicale dei MCR stavolta favorisce certe sonorità più legate alla musica latinoamericana, che se non sostituiscono gli elementi est-europei e celtici del sound danno però un gusto più “d’oltreoceano”, a tratti addirittura morriconiano. Un disco più leggero rispetto al precedente forse, quasi divertito nei suoi arrangiamenti vivaci e ritmati, ma non mancano ovviamente anche i momenti più lenti ed introspettivi, i testi dalle tematiche più profonde né l’utilizzo del dialetto che ha sempre contribuito a dare personalità e originalità alla band.

Se il disco parte subito forte con “Trî Bicēr Ed Grâpa”, una canzone immediata che sembra partorita da tarde notti passate al pub ascoltando storie di malinconici avventori, subito troviamo di contraltare la più lenta ed atmosferica “Grande Fiume”, dolorosa come solo i ricordi di una vita di fatiche e stenti; alla tripletta delle energiche “El Señor T-Rex”, “Gaucho, Io e Te” e “Welcome to Tirana”, tre tracce che sicuramente live potranno diventare fan-favourite grazie alle loro melodie memorabili ed i ritmi trascinanti, rispondono “Sogneremo Pecore Elettriche?”,“My Ghost Town”, una riuscita collaborazione con la band dell’Arizona Calexico che si prende i suoi tempi ma riesce a creare un’atmosfera che sa di country, musica messicana e spaghetti western, e la pregnante “Mani in Tasca, Rami nel Bosco”. Da qui il disco va a lentamente a chiudersi, i ritmi si abbassano e si da più spazio all’atmosfera ed alla delicata poesia di musica e testi. Certo, tra le tracce è presente anche una dei brani più carichi dell’intero disco, “Ragâs Pîn de Strâs”, ma i Ramblers toccano i momenti più emozionanti di tutto il cd con i due assi finali “Angelo del Mattino” e “Quacēt Putèin”, due dolci canzoni da cui è impossibile non rimanere colpiti e che chiudono degnamente un lavoro solido dalla prima all’ultima nota. La qualità delle composizioni è accresciuta senza dubbio da una produzione curata che permette di sentire ogni strumento chiaramente, il suono è organico e caldo e mostra tutte le qualità che i Modena City Ramblers nel loro contesto preferito: il palco. E’ indubbiamente lì dove i MCR danno il meglio di loro ma ciò non toglie che questo disco riesce a trasmettere a pieno l’energia ed il carisma di una band al pieno del suo potenziale.

CONTATTI

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TOUR:

16-03-2017 PADOVA – Irlanda in Festa @Gran Teatro Geox

17-03-2017 FIRENZE – Irlanda in Festa @Auditorium Flog

18-03-2017 BOLOGNA – Irlanda in Festa @Estragon

24-03-2017 PARMA – Campus Industry Music

25-03-2017 SENIGALLIA (AN) – Mamamia Alternative Music Club

01-04-2017 GENOVA – Bangarang! @Crazy Bull

07-04-2017 TORINO – Hiroshima Mon Amour

08-04-2017 PERUGIA – Afterlife

13-04-2017 COLLE SANNITA (BN) – Tensostruttura

14-04-2017 NAPOLI – Mezzocannone Occupato

24-04-2017 LIVORNO – The Cage Theatre

04-06-2017 MALTA – Earth Garden Music 2017 @Ta’ Qali National Park

22-07-2017 ITTIREDDU (SS) – Cortile dello Scolastico “Ittireddu”
MORE SHOWS TBA

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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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