Recensione: Narrenschiff – Of Trees and Demons

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Un caloroso saluto a tutti i lettori assidui di Culto Underground dal vostro Metallo! Come ogni venerdì questo blog si occupa di recensire pellicole, album, fumetti e quant’altro, quest’oggi in particolare andremo ad analizzare il disco d’esordio del power trio marchigiano dei Narrenschiff intitolato “Of Trees and Demons”. I tre di Senigallia propongono uno stoner metal influenzato indubbiamente dai classici del genere (Kyuss ed i suoi successori, Sleep, Electric Wizard, Orange Goblin) che crea un’atmosfera talvolta allucinata tipica del cosiddetto “desert rock” che in questo momento ha trovato un successo di critica e pubblico probabilmente mai raggiunto prima d’ora. Se da un lato questa situazione può risultare propizia per una band alle prime armi perché suonare un genere così sulla cresta dell’onda può permettere di raggiungere fin da subito un ampio bacino d’utenza, dall’altro una scena già colma di band di successo o in crescita rende complesso sfondare con un certo sound a meno che non si proponga qualcosa che attragga l’attenzione o abbia una certa originalità di fondo. Come si sono comportati i nostri amici marchigiani? Andiamo a scoprirlo!

LA BAND

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La prima domanda che può sorgere spontanea è: chi sono i Narrenschiff? La band nasce nel 2010 come trio strumentale di ex membri della band thrash metal Shadow Zone con Mattia Leonardo Bozzetti alla chitarra solista, Riccardo Pancotti a quella ritmica e Gerson de Oliveira alla batteria e fin da subito mostrano influenze decise di gruppi quali i già citati Kyuss, Dozer, Slo Burn e Karma to Burn. Dopo qualche mese Pancotti abbandona la chitarra per il basso ed inizia una fase di live nel territorio che porta ad un buon successo di pubblico e critica, portando la band ad una fase di progressivo affinamento del sound proposto. Dopo 6 mesi di stallo il trio, con ora il bassista ad occuparsi anche delle nuove linee vocali preparate per le loro canzoni, continua la sua serie di concerti che li portano nel 2011 sul palco del festival stoner marchigiano “Vibes from the Hill”, in Emilia Romagna ed Abruzzo. Per il gruppo è giunto il momento di registrare la loro prima demo: nel febbraio 2013 si chiudono nell’Untouchable Woman Studio della loro città e con l’aiuto del noto recording engineer David Lenci preparano una demo di 3 pezzi che in meno di un mese attira l’attenzione della Red Sound Records. La giovane etichetta molisana, già casa di esponenti della scena stoner italiana come Zippo e Woodwall, propone un contratto biennale al trio e nell’estate 2014 inizia la registrazione del primo LP del gruppo uscito l’11 maggio che oggi recensiremo, registrato dal fondatore della label Gianni Manariti e prodotto da James Plotkin (Amenra, Conan, Electric Wizard)

IL DISCO

La copertina preparata di Stonino riesce fin da subito a rappresentare graficamente cosa ci aspetta: una Nave dei Folli (in tedesco appunto “Narrenschiff”) che naviga inquietante senza meta tra le sabbie di un deserto. Il viaggio psicologico e psichedelico del protagonista, naufrago in mari ostili, a bordo di questa imbarcazione attraverso distese di acqua, polvere ed alberi ricche di misteriose creature demoniache ed affascinanti è la perfetta cornice per il sound monolitico e caldo del trio marchigiano, che passa da ritmi più rilassati e spaziosi a parti più pestate ed aggressive aiutando a creare una buona atmosfera complessiva nei canoni del “desert rock”. La chitarra di Bozzetti ha il tipico tono distorto ed indistinto che ha fatto la fortuna di Jus Oborn degli Electric Wizard più stoner ed è ulteriormente sostenuta da un duo ritmico con l’altrettanto potente e sfocato basso di Pancotti e la batteria talvolta tribale e piena di groove in pieno stile Brant Bjork di de Oliveira mentre linee vocali cupe e ruvide appaiono e scompaiono qua e là come miraggi nelle distese desertiche. L’album si apre con “Ocean”, la cui intro con suoni di onde e di tempesta che accompagna linee di basso cupe ed oscure dà perfettamente l’idea del caldo e ruvido tornado di riff che sta per abbattersi sull’ascoltatore. Questa attitudine aggressiva e dritta al punto continua anche con “Atomic Axilla, Robot Godzilla” e la rapidissima “Suzy” mentre con la successiva title track si apre in un certo senso una seconda parte dell’album più atmosferica e dilatata, con pezzi come “Desert” ed “Event Horizon” che arrivano a toccare rispettivamente gli 11 ed in 13 minuti e presentano parti più meditative e paesaggi sonori arricchiti persino dal didgeridoo e lo scacciapensieri del musicista ospite Francesco Lilli. Per quanto di primo acchito la lunghezza di queste tracce possa risultare un boccone troppo grosso da digerire per il largo pubblico, il problema principale che attanaglia questo disco è un altro: la ripetitività e l’uniformità del tutto. Nonostante ci siano alcune idee senza dubbio riuscite come l’assolo di basso di “57”, le campionature prese da Blade Runner ed altre opere filmiche, il didgeridoo che attraversa “Event Horizon” o i discreti assoli di chitarra sparsi per il disco la varietà di stile nei riff di chitarra e nelle linee vocali è forse un po’ troppo bassa e debitrice delle band da cui prendono le maggiori influenze. Lo stile quasi costantemente monolitico ed oppressivo della sei corde sfoca le differenze tra una traccia e l’altra e non aiuta ad esempio a rendere i pezzi immediatamente riconoscibili tra loro anche dopo numerosi ascolti, limitandone in parte l’appeal in caso di ascolto costante.

CONCLUSIONI

La prima produzione artistica dei Narrenschiff presenta un terzetto di musicisti capaci ma che un songwriting di qualità finora altalenante ed un’eccessiva aderenza agli stilemi del genere e dei suoi principali esponenti impedisce di raggiungere il livello di alcune band più importanti. Le potenzialità ci sono ed il trio ha dimostrato di sapersi raffinare ed innovare con il tempo quindi attenderemo con interesse i loro futuri lavori; fin da ora però possiamo consigliarli a tutti i fan di grandi dello stoner e doom metal come i Kyuss, gli Electric Wizard, i Karma to Burn e gli Orange Goblin che potranno godersi quasi un’ora di riff monolitici e psichedelia desertica! E voi? Siete pronti a viaggiare sulla Nave dei Folli?

Voto: 6 / 10
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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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