Recensione: Noam Bleen – Noam Bleen (2016)

Front Cover (Ridimensionata)

Un caloroso benvenuto a tutti lettori che anche quest’oggi si sono radunati per leggere la consueta recensione settimanale di Culto Underground! Oggi il vostro Metallo si cimenta con l’opera prima dei Noam Bleen, un power-trio sardo che propone nel suo primo EP omonimo uno stile dal sound corposo che sembra uscito direttamente dalla metà degli anni ’90, dove si possono sentire elementi di vari generi quali alternative rock, metal, grunge, rock psichedelico ed un pizzico di shoegaze. Per molti quella decade è stata un generale momento buio per la musica rock e per l’universo del metal ma personalmente la trovo una valutazione troppo semplicistica che sottovaluta il grandissimo numero di band innovative e dal sound originalissimo nate in quegli anni capaci tuttora di influenzare moltissimi artisti contemporanei. Saranno riusciti i Noam Bleen a confermare piuttosto l’opinione che dagli anni ’90 si può trarre ancora grandi insegnamenti su come scrivere musica di qualità ed ancora di grande impatto presso il pubblico? Andiamo a scoprirlo!

LA BAND

I Noam Bleen non amano dire molto di loro, preferiscono lasciare parlare la loro musica quindi non ci soffermeremo molto sulla loro storia. Quello che possiamo dire è che la band nasce a Macomer, in provincia di Nuoro, nel 2010 ed ha come componenti Antonio Baragone alla voce, chitarre e synths ed i due fratelli Gianluca Piga al basso e Jacopo Piga alla batteria. I tre non hanno hanno alle loro spalle una carriera particolarmente ampia in altre band ma suonano i loro rispettivi strumenti dall’adolescenza ed accompagnano la loro crescita musicale con un grande interesse verso le sonorità eclettiche e l’attenzione per la qualità delle registrazioni. L’EP omonimo è il primo lavoro in questi 6 anni di vita della band: registrato l’estate scorsa nello studio privato della band, rappresenta un assaggio della proposta musicale del trio sardo (il quale si è occupato anche della registrazione e della produzione per ricreare il sound di alta qualità ricercato) nei limiti di tempo e budget con cui tutti i gruppi si trovano ad avere a che fare ed un primo importante passo verso la composizione di un futuro album completo.

IL DISCO

Fin dal primo ascolto, dal primo all’ultimo minuto, l’EP del power-trio sardo mostra orgogliosamente una cura certosina sia nella composizione delle tracce e negli aspetti più minuti della produzione, sia nelle influenze artistiche che trapelano qua e là in tutto il disco. In tutto il lavoro dei Noam Bleen si sento echi di alcune tra le più grandi band dell’alternative rock degli anni ’90 e non solo: la band cita tra i numi tutelari grandissimi innovatori del rock come i Beatles, gli aggressivi Helmet ed i redivivi Failure, una delle band più ingiustamente sottovalutate all’epoca che con Fantastic Planet hanno saputo influenzare Tool ed A Perfect Circle; oltre a loro si possono sentire i Deftones più atmosferici di Diamond Eyes e Koi No Yokan, gli ingiustamente oscuri Hum di You’d Prefer an Astronaut, i nostrani Klimt 1918 ed il moderno shoegaze degli statunitensi Nothing. Il risultato è perfettamente riuscito grazie al dosaggio accurato degli stili ed all’innegabile capacità tecnica del trio, che non si limita a copiare dai grandi ma assimila le migliori qualità di ciascuno per poi esprimerle con il suo gusto personale. Riff poderosi e distorti ma mai privi di melodia si mischiano alle linee vocali catchy e cantate con passione di Antonio mentre il basso di Gianluca e la batteria di Jacopo si intrecciano e mantengono con abilità la solida struttura ritmica delle canzoni; in alcuni momenti le linee melodiche vengono inoltre sapientemente irrobustite da ariosi passaggi di sintetizzatore suonati con gusto che aumentano l’atmosfera e danno un tocco psichedelico, quasi siderale. L’utilizzo di accordature insolite e di un buon spettro di effetti sugli strumenti crea dei paesaggi sonori davvero inusuali degni dei migliori Failure e Deftones ed il muro di suoni creati dalle distorsioni valvolari ed i feedback talvolta rende il tutto onirico e surreale come nei migliori rappresentanti dello shoegaze. In ogni singolo brano si notano un grande dinamismo e fluidità sia nei passaggi più pestati sia in quelli più emotivi che tengono l’attenzione costante per tutta la durata della canzone: abbiamo i pezzi più immediati dove la band dà maggiore spazio ai riff ed alle sfaccettature più aggressive del loro sound come “Underplay” e “Placebo Button” e subito dopo pezzi che prediligono maggiormente l’atmosfera come “Vent Your Spleen” e “Star’s End” ma la qualità compositiva rimane sempre e costantemente alta, tutto funziona alla perfezione e nulla appare fuori posto. Perfino al brevissimo intermezzo “Solivagant” ed alla splendida chiusura acustica dell’album “At Dawn” vengono dati il giusto valore nell’economia dell’EP e sono piacevolissimi all’orecchio anche al ventesimo ascolto, un traguardo che non tutti possono dire di ottenere facilmente! A tutto questo va aggiunta anche come nota di merito la grande attenzione data agli aspetti di produzione e registrazione dal gruppo di Macomer, che da bravi amanti della distorsione e della qualità audio con l’aiuto del produttore Giampiero Ulacco hanno dato una particolare enfasi a queste caratteristiche creando musica perfetta da apprezzare in impianti Hi-Fi, dal calore inusuale per molte produzioni moderne ma sempre e comunque al passo con i tempi. Il risultato finale di tutta questa cura sono 24 minuti di musica che possono tranquillamente interessare l’ascoltatore rock occasionale grazie alla passione ed alla bellezza sonora che trasudano dalle 6 tracce, sia quelli più esigenti che ne potranno apprezzare l’abilità compositiva e le influenze provenienti dai grandi degli anni ’90. Un lavoro curato che anche all’ennesimo ascolto difficilmente verrà a noia.

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CONCLUSIONI

Che dire? Questo EP è stato una vera e propria sorpresa. Il primo lavoro autoprodotto dei Noam Bleen è un disco di qualità sopraffina in ogni aspetto, dalla composizione alla produzione, e merita ampiamente ogni lode che saprà attirarsi. Il duro lavoro e gli anni di jam-session hanno dato frutti notevoli: nonostante i numerosissimi ascolti e la accurata ricerca di possibili punti deboli nulla mi ha creato noia o mi ha fatto storcere il naso, nemmeno un piccola sezione delle canzoni. Il tutto è stato preparato in maniera professionale e con grande perizia, tanto che se lo spacciassero per un lavoro di qualità uscito sfortunatamente sotto silenzio negli anni ’90 da band con esperienza decennale riuscirebbero a convincermene facilmente. I riff, le melodie, le parti di batteria, gli effetti, tutto funziona egregiamente, donando ulteriore spessore alle dinamiche ed alla generale fluidità di ascolto dell’intero disco. Chiunque ami o semplicemente apprezzi grandi band come Helmet, Failure, Hum, Deftones ed A Perfect Circle e più in generale l’alternative rock anni ’90 non devono lasciarsi sfuggire questo lavoro dei Noam Bleen. Se il trio di Macomer continuerà su questa strada riuscirà ad arrivare in alto nella scena alternative rock in maniera totalmente meritata. Attendiamo con impazienza il full-lenght, promossi a pieni voti!

CONTATTI

FACEBOOK: https://www.facebook.com/noambleen/?fref=ts
E-MAIL: noam.bleen@gmail.com
BANDCAMP: http://noambleen.bandcamp.com/

SOUNDCLOUD: https://soundcloud.com/noambleen
YOUTUBE: https://www.youtube.com/channel/UCxyaTxXGYqBjCpDLogp2fgg

Voto: 9 / 10
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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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