Recensione: Othismos – L’Odio Necessario (2015)

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Un cordiale saluto a tutti i lettori, è il vostro fedele Metallo che vi scrive e vi accoglie anche questa settimana in una nuova recensione di Culto Underground! Oggi diamo un’occhiata approfondita all’ultimo lavoro del power trio toscano degli Othismos intitolato L’Odio Necessario, un disco crudo e brutale che mostra varie influenze che spaziano dall’attitudine nichilistica e le chitarre corrosive in pieno stile black metal alle atmosfere pesanti ed acide dello sludge, passando per i testi, le accelerazioni e l’aggressività del crust punk più malato che va quasi a sfociare nel grindcore vecchia scuola. Come sarà il risultato di ingredienti così estremi che vanno a scontrarsi così violentemente tra loro? Un poderoso tornado di suoni alimentato dalle diverse correnti musicali o un tragico schianto senza sopravvissuti? Beh, seguitemi in questa analisi e lo scoprirete!

LA BAND

Il trio degli Othismos si forma nella ridente cittadina di Montepulciano nel 2009, prendendo il nome da una tecnica militare utilizzata nell’antichità dalle formazioni oplitiche delle poleis greche, con Luca alla chitarra e backing vocals, Caino al basso e voce principale e Giacomo alla batteria “praticamente per caso e senza prospettiva alcuna”, come si descrive la band stessa. Dopo 6 anni e 2 EP, il primo nel 2012 ed il secondo intitolato Iena un anno dopo, i tre toscani arrivano il 9 luglio 2015 al loro full-lenght di debutto L’Odio Necessario, 28 minuti di pura violenza musicale senza sosta totalmente autoprodotta e ad un tour che toccherà Austria, Repubblica Ceca e Repubblica Slovacca.

IL DISCO

Il misantropico trio parte subito in maniera rude e cupa con “Inno di uno stato fallito” e la successiva “Non discitur”, due tracce perfette per far comprendere all’ascoltatore lo stile variegato ma ben costruito dei tre toscani. Lo stile generale degli Othismos può ricordare quello della branca più moderna di crust ed hardcore che va a mischiarsi con il black e lo sludge metal ma non manca pennellate grind ed anche momenti più atmosferici: l’aggressività punk della parte ritmica di Giacomo ed i riff in tremolo picking tipici di band quali Trap Them, Oathbreaker e Young and in the Way vanno a braccetto con certi riff plumbei di Luca ed un’atmosfera piena di dolore che ricorda in parte sia quella dei francesi Celeste sia quella del quintetto newyorkese dei Tombs mentre i testi crudeli ed irriverenti in italiano e le grida roche e belluine di Caino e Luca non possono non ricordare i nostrani Cripple Bastards e Nerorgasmo. Le canzoni filano veloci e puntano direttamente alla giugulare dell’ascoltatore mentre Caino vomita furia e bile contro la società umana e le illusioni di una vita che fa “pensare che ci sia un lieto fine”, come canta in “Nessun Sole”; si continua con i riff serpentini e dissonanti e le ironiche grida di “Italiani brava gente” in “Coma” mentre con “Il signore degli impiccati” le influenze sludge ed i riff più lenti e pesanti prendono il sopravvento prima di passare ai riff molto black metal e la pura furia distillata di “Mantra”. Le cose si fanno più atmosferiche e rallentate con l’intro di “Antitesi” ma nemmeno un minuto dopo i toscani ripartono a tavoletta picchiando come fabbri tra blast-beats, riff incandescenti e parti vocali belligeranti ed acide; “La discesa” nei suoi due minuti e mezzo possiede riffs e fills di batteria che la rendono molto efficace e riuscita prima che “Nessuna promessa di cambiamento” chiuda crudelmente tutto l’album senza lasciare speranze di salvezza all’ascoltatore.

La produzione dell’album è senza fronzoli, forse un po’ grezza ma indubbiamente adatta alla proposta musicale degli Othismos così come la brevità dell’album che lo rende più compatto e diretto al punto; forse lo stile costantemente aggressivo senza veri momenti di respiro e la mancanza di vere innovazioni tra una canzone e l’altra potrebbe limitare l’appeal del disco, renderlo un po’ straniante da ascoltare a ripetizione ed anche un po’ troppo massiccio da digerire ma questo rientra nei gusti personali dell’ascoltatore e non nei problemi della proposta musicale del power trio di Montepulciano, di per sé assolutamente buona.

CONCLUSIONI

Gli Othismos con il loro primo full-lenght dimostrano di avere un’idea chiara della loro proposta musicale e di saper costruire brani efficaci ed unire varie influenze con gusto. Di per sé il disco non innova particolarmente e per i più potrà sembrare un po’ monotono ma i tre toscani mostrano passione ed abilità nel songwriting e, anche se non aprono nuovi sentieri, attraversano il percorso aperto da altre band abilmente e senza risultare una volgare e ripetitiva copia di altri artisti (e questo non è da poco). Nel panorama del metal estremo saranno indubbiamente ben accolti e potranno avere un buon seguito quindi osserveremo con attenzione i futuri lavori della band per vedere la sua evoluzione e maturazione, intanto li consigliamo a tutti gli amanti di band come Trap Them, Cursed, Oathbreaker e Celeste ed in generale tutti coloro che dalla loro musica vogliono una violenta scarica di adrenalina unita a dei testi impertinenti e pieni di bile, siano essi più vicini al mondo del punk o del metal estremo, perché qui sicuramente potranno trovare qualcosa che fa per loro.

CONTATTI

FACEBOOK: https://www.facebook.com/Othismosrock

BANDCAMP: http://othismos.bandcamp.com/album/lodio-necessario

Voto: 7 / 10
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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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