Recensione: Pholas Dactylus – Concerto delle menti

Bentornati cari cultisti e benvenuti ad una nuova recensione di Culto Underground! Oggi voglio parlarvi di un disco datato 1973, che ho ascoltato ultimamente e che mi ha davvero colpito! Sto parlando del “Concerto delle menti” dei Pholas Dactylus!

La band

I Pholas Dactylus sono un gruppo progressive rock già attivo agli inizi degli anni Settanta formato da Paolo Carrelli (voce), Valentino Galbusera (tastiere), Giampiero Nava (batteria), Maurizio Pancotti (pianoforte), Rinaldo Rinati (basso) ed Eleino Colladet (chitarrista e fondatore del gruppo dopo aver militato nei Macus 67). Nella loro breve carriera hanno pubblicato soltanto un album, Concerto delle menti, formato da due parti di quasi mezz’ora l’una e caratterizzato da un suono progressive rock con influenze jazz oltre al fatto che Carrelli recita i testi invece di cantarli. Ma andiamo a vedere l’album più nello specifico.

Il disco

Concerto delle menti è un disco dai tratti oscuri e interessanti. Nasce come un unico lunghissimo viaggio dove alle parti musicali sono alternati testi recitati. I testi, molto criptici e misteriosi, sono quasi considerabili delle poetiche. Essi sono pregni di riferimenti all’arte decadente, alla poesia beat e alla religione, portando con loro una critica alla società odierna. Gli arrangiamenti, in bilico tra sonorità rock, jazz e fusion jazz risultano psichedelici e riescono ad intrappolare l’ascoltatore in labirinti musicali che si spezzano soltanto per far passare le parti recitate; la musica, quando c’è, diventa un’accompagnamento e nulla più, permettendo a chi ascolta di cogliere il significato che si cela dietro al simbolismo presente nel testo. Questo cerca di rappresentare sempre circostanze surreali per attirare l’attenzione e la curiosità dell’ascoltatore ma mirando anche ad inquietarlo rapprensentando le situazioni di quotidianità come qualcosa di monotono e spaventoso. Questo concetto si può ben capire dal monologo con cui si apre il disco e di cui penso valga la pena citare una parte: “Tra poco voi salirete su di un tram, uno di quei vecchi, scassati tram che assomigliano tanto a voi, dopo una giornata nera, vuota, paranoica. Per un po’ l’andatura di quel tram, sarà per voi quella di tutti i giorni. Il vostro occhio cadrà sul pavimento, lurido pavimento, ricoperto dalle incrostazioni degli sputi dei passeggeri, che vi hanno preceduto. Toccherete sulla spalla il vostro vicino di sedile per chiedergli qualcosa, vi renderete conto con immensa disperazione, che non avete toccato altro che un mucchio di stracci, il cui contenuto, è il nulla. Chiamerete urlando il conducente, egli si volterà, e vedrete il volto della morte delle menti”. Qui il viaggio ha inizio. Un viaggio che ci porterà, a ritmo di musica e parole a conoscere gli spazi profondi del nostro essere in un intricata esperienza visionaria, tra parole e musica, a volte rock a volte jazz e a volte pura ipnosi.

Conclusioni

C’è poco da aggiungere parlando di Concerto delle menti. Quello che è assolutamente importante da dire è che questo non è un disco da sentire, ma da ascoltare. Qualcosa di non sottovalutabile considerato che ormai siamo invasi da musica “usa e getta” fatta per essere sentita e dimenticata. Ma questo piccolo gioellino regalatoci dai Pholas Dactylus ha il pregio di costringerci ad ascoltare i concetti che ci vengono gettati contro accompagnati da una musica assolutamente adeguata. Questo disco ci riporta a un periodo roseo della musica italiana da cui spesso uscivano album che dovevano essere ascoltati più volte per essere appresi al massimo. Ma questo non è un problema: almeno per quanto riguarda Concerto delle menti siamo felici di prestare attenzione a parole e musica per svariare volte senza sentirne il peso. In questo viaggio psichedelico i Pholas Dactylus sbagliano davvero poco. Mantengono la coerenza musicale dall’inizio alla fine del lp e le cadute di tensione all’interno del testo si contano davvero sulla punta delle dita, senza influenzare oltretutto l’ascolto generale. In definitiva questa è un’opera che consiglio a tutti coloro che amano la musica con un perché, da cui apprendere qualcosa di nuovo che sia qualsi un toccasana per la mente. Un disco fantastico.

Voto: 9 / 10

Nemo

Nemo è un ragazzo di 24 anni che studia al Dams di Udine che ha sede nella sua città natale, Gorizia. Si interessa sopratutto di film e fumetti e ascolta anche musica spaziando quando capita tra vari generi. Conosce Sagana e dopo qualche tempo decidono di cercare, stavolta assieme, di ridare lustro al blog di Culto Underground per salvare un buon progetto dalla decadenza e rimetterlo sui giusti binari