Recensione Retrogaming – American McGee’s Alice (2000)

Un caloroso bentornato ai lettori di Culto Underground nella sezione Culto Retrogaming, oggi curata dal quipresente Metallo! Pochi romanzi hanno saputo colpire la fantasia di generazioni di grandi e piccini come Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie ed il suo seguito Oltre lo Specchio, le due maggiori opere letterarie dello scrittore e matematico britannico Lewis Carroll. L’ambientazione onirica, i personaggi e le vicende surreali della giovane Alice hanno portato a varie interpretazioni e letture oltre ad un grande numero di adattamenti artistici che hanno posto enfasi maggiormente sulle visioni divertenti e fanciullesche dell’opera di Carroll oppure hanno giocato sui sottili elementi grotteschi che fanno capolino qua e là nell’opera creando una versione del Paese delle Meraviglie ben più oscuro ed inquietante di quanto sia in realtà. E’ questo ad esempio il caso della più celebre opera videoludica ispirata al romanzo, pubblicata da Electronic Arts nell’ottobre 2000 ed intitolata American McGee’s Alice, uno sparatutto in terza persona con elementi platform/hack and slash che muta i personaggi e le ambientazioni del libro di Carroll in versioni deformi e cupe e narra le vicende di una Alice Liddell psicologicamente instabile a causa di una terribile tragedia famigliare e pronta a tutto per riprendere in mano la sua sanità e scoprire cosa sia successo davvero in quella terribile notte.

Ideato da American McGee, ex-level designer della id Software ormai stufo di lavorare su sparatutto con space marine e fantascienza, e da Rogue Entertainment, il titolo EA immagina che poco tempo dopo le avventure di Oltre lo specchio all’età di soli 7 anni Alice veda perire misteriosamente la sua famiglia in seguito ad un incendio apparentemente senza colpevoli certi. Distrutta dal senso di colpa, la bambina cade in stato catatonico e viene rinchiusa per 10 anni nel manicomio di Rutledge fino a che non viene chiamata dal Bianconiglio nuovamente nel Paese delle Meraviglie. Sotto il giogo inflessibile della Regina Rossa e dei suoi malvagi aiutanti, questo luogo un tempo colorato ed allegro è divenuto distorto, meccanico e brulicante di crudeli creature mostruose: tocca ad Alice attraversare le varie location, raccogliere i pochi alleati disponibili, assieme a loro eliminare i luogotenenti dei nemici ed infine sconfiggere la malvagia monarca.

La prima cosa che si può notare dell’opera prima di American McGee è il lavoro di design visivo e sonoro che permea ogni dettaglio del gioco e lo rende tuttora piacevole ed ispirato anche dopo 16 anni: quasi ogni personaggio derivato dai libri è distorto in ottica horror/steampunk ma è sempre immediatamente riconoscibile ed è coadiuvata da una buona varietà di nemici (che va da pezzi degli scacchi viventi a formiche in uniforme ottocentesca armate di fucile e baionetta) ognuno con un pattern di combattimento ben definito.

Sotto il profilo del sonoro spiccano i dialoghi, a tratti a dir poco memorabili, che delineano bene i vari personaggi ed irrobustiscono la struttura della vicenda e la colonna sonora composta da Chris Vrenna (ex-NIN e Marilyn Manson), che tra carillon spettrali e voci d’oltretomba rende tutto il gioco a metà tra un incubo Vittoriano ed un’esperienza psichedelica. Ogni ambientazione possiede un’ottima atmosfera e molta personalità, si passa da un’avventura “microscopica” in un bosco fatato al castello/laboratorio ad orologeria del Cappellaio Matto e le armi trovate qua e là rendono l’idea di giocattoli alterati in letali strumenti di morte (mazze da croquet a foggia di fenicotteri, affilate carte da gioco o dadi infernali) che sfruttano ad ogni colpo la forza psichica della protagonista. Infatti, a parte la Lama Vorpale che vi accompagnerà dall’inizio della vicenda, ogni arma utilizza in parte “Mana” fino ad esaurirlo, costringendo il giocatore a variare l’approccio con ogni avversario ed a raccogliere diligentemente ogni residuo di energia che gli avversari lasciano dopo la dipartita.

Ma non tutto in questo gioco è rose (assassine) e (carte di) fiori.

Per quanto ben pensate le sezioni platform possono mettere alle corde la telecamera ed il sistema di controllo, di solito solido anche con mouse e tastiera. Tra una fisica dei salti talvolta troppo sconnessa e complice anche la geometria spigolosa di alcune piattaforme il giocatore incontra spesso per questo morti frustranti e numerosi caricamenti rapidi. Alcune zone (ad esempio il Labirinto di Siepi) ed i semplici enigmi sembrano talvolta ideati unicamente per allungare la minestra, costringendo il giocatore a fare avanti ed indietro per effettuare semplici mansioni, mentre gli ultimi livelli vedono un salto di difficoltà così impervio da rendere alcune sezioni (ad esempio il livello di platform tra la lava, siano maledetti gli Squili infuocati!) ed alcuni scontri innaturalmente difficili. A proposito di questo, i boss si rivelano sì ispirati graficamente ma spesso limitati nelle meccaniche di attacco  ad un mero “spara e schiva”, risultando più belli da vedere che da affrontare. Infine per i non anglofoni il gioco può essere difficile da comprendere a causa della mancata localizzazione in italiano ed a un linguaggio nei dialoghi volutamente bizzarro ed arcaico; fortunatamente è venuta loro in soccorso OldGamesItalia, con una patch di traduzione amatoriale che potete trovare sul sito e potrà permettere anche a chi non mastica l’inglese di apprezzare questo classico moderno.

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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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