Recensione: Sayonara – Sayonara (2014)

Voto: 7/10

Cultisti, vi sono mancate le recensioni del Sagana? Bene! Allora per voi intenditori della musica sotterranea, oggi vi parlerò dei Sayonara, la one man band del chitarrista Lorenzo Farolfi dei Al Doum & The Faryds!

Il Lorenz

Lorenzo Farolfi (in arte Il Lorenz) nonostante la giovane età ha già alle spalle una carriera musicale di tutto rispetto. Partito come chitarrista della band desert rock Mad Martigan per poi unirsi ai Al Doum & The Faryds, eccellente gruppo psichedelico e sperimentale; nel 2013 ha scritto la colonna sonora per il film italiano “Prima la trama, poi il fondo” di Fulvio Wetzl e successivamente, ad un anno di distanza è uscito il suo primo lavoro solista sotto il nome di Sayonara.

Sayonara

Il disco d’esordio della band di Farolfi ci si presenta bene, con una copertina che a differenza di molte altre, ci espone il disco nella sua interezza, sia nei suoi lati negativi che in quelli positivi. La mostruosa Kalì rappresentata, infatti, ci mostra una tecnica di disegno matura, esattamente come la tecnica musicale di Farolfi, e da un certo punto di vista, un desiderio di sperimentare e di andare oltre i canoni tradizionali e morali, così come le canzoni che compongono l’album, e tuttavia si nota anche una certa confusione di idee che porta il disegno ed il disco ad esser visti come ben realizzati, ma mal ideati.
Sayonara iniziao col botto: “Holy Makers” è la classica canzone stoner rock con influenze da Creed e Foo Fighters, magari non originalissima, ma energica e capace di farsi notare. Sayonara e Let me try you with my magic powers sono già meno convincenti, tentano una sorta di incursione di post grunge all’interno dell’atmosfera stoner e riescono solo in parte nel loro intento, risultando un po’ confuse e poco trainanti. Nuovamente in Ayahuasca quando si ritorna al più semplice stile della prima traccia, il disco torna a funzionare e in Same Semen, dove l’unione tra i vari sottogeneri e portata all’estremo si possono notare le potenzialità dell’artista e del disco. Le conclusive Rockers, Ubriaque e Resist si collocano nella stessa categoria di idee di “Le me try you with…” finendo quindi per essere piacevoli all’ascolto, ma al contempo caotiche e dimenticabili.

Conclusioni

Ad un livello puramente tecnico non avrei niente di male da dire su questo disco, ascoltandolo più volte si possono notare vari esperimenti sonori che aggiungono valore al disco e l’esperienza di Farolfi in diversi ambienti musicali si nota in ogni canzone. A livello di produzione non appare minimamente come il lavoro di un amatoriale, ma come un prodotto professionale vendibile senza problemi. Tuttavia il disco ha dei problemi e non sono proprio leggeri, ad un prolungato ascolto risulta infatti ripetitivo, già sentito e strumentalmente caotico.
Per concludere, credo che Farolfi abbia bisogno di maturare un suo stile personale, perchè a livello tecnico è già ad un livello pregevole, quel che manca sono delle idee più precise.

E voi cultisti, cosa ne pensate? Diteci la vostra nei commenti qua sotto! 😉

Sagana

Sagana è creatore e autore del progetto Culto Underground. Appassionato di musica, film, fumetti, videogiochi e tutta l'arte underground, nel 2008 inizia il progetto zeitgeist, predecessore di C.U. che si conclude nel 2011 per ragioni personali. Un paio di anni dopo ricomincia con spirito nuovo e con il nuovissimo collaboratore Nemo, che lo spinge a riesumare il progetto!