Recensione: Silence, Exile and Cunning – ON

Silence, Exile & Cunning - ON

Un caloroso benvenuto a tutti i lettori, vecchi e nuovi che siano, di questa versione nuova e rinnovata di Culto Underground! A scrivere è il vostro fedele scribacchino Metallo, il quale in questo venerdì dedicato alle recensioni di opere provenienti dall’underground si occupa in particolare del primo album del giovane quartetto bergamasco Silence, Exile & Cunning, intitolato semplicemente “ON”. Nelle 12 tracce che compongono questo lavoro di difficile catalogazione si sentono influenze differenti che vanno dall’indie all’elettronica, passando da stoner, rock anni Sessanta, Britpop, progressive rock di stampo classico ed un pizzico di funk, che assieme creano un sound contemporaneamente vintage e moderno, serio e faceto. Per una band con non molti anni di vita sul groppone normalmente un tentativo di far convivere degli aspetti tra loro così complessi e contraddittori potrebbe rivelarsi una scommessa difficile da vincere o una vera e propria arma a doppio taglio: saranno riusciti i Silence, Exile & Cunning ad esprimere appieno le potenzialità del proprio sound senza perdere il bandolo della matassa? Continuate a leggere ed avrete la risposta!

LA BAND

Il quartetto nasce nel 2012 tra Treviglio e Crema, prende il nome da una memorabile citazione tratta da “Il ritratto dell’artista da giovane” di James Joyce e si compone di Gianbattista Barbieri alla voce, chitarra e tastiere, Lorenzo Crippa alla seconda chitarra, Cosimo Tansini al basso e Umberto Odone alla batteria e percussioni. L’intento dei quattro da loro stessi sottolineato è quello di “dare vita a un sound in cui possano dialogare le più disparate influenze: una libera commistione di elementi provenienti da differenti gusti musicali” e nei 4 anni di vita del gruppo non rimangono di certo con le mani in mano, prima preparando l’EP autoprodotto “Exù” e poi accompagnandolo con 80 date in tutta la Penisola. Dopo due anni di tour ed un buon numero di premi conquistati in diversi contest il complesso decide di dedicarsi al loro primo album completo, “ON”, il quale vede la luce nel febbraio 2016 prodotto da Marco Torriani, (Verbal, Bangarang!, musicista per Bugo) dopo un’accurata ricerca musicale e con il proposito di catturare l’energia dei live nei quali le tracce si sono sviluppate.

IL DISCO

Se si dovesse descrivere con un neologismo questo album probabilmente quello che renderebbe meglio la complessità di influenze contrastanti che compongono il sound dei SEC è “retrocontemporaneo”. Infatti se una buona parte delle caratteristiche di “ON” si possono ascrivere all’indie rock più moderno si riesce chiaramente a sentire le caratteristiche tipiche del rock anni ’60 dei Beatles ed i loro più moderni epigoni “pub rock” britannici come i Franz Ferdinand o gli ultimi Arctic Monkeys; in altri momenti invece il quartetto sperimenta con l’elettronica ed i suoni vintage di tastiera in modo non dissimile ai primi Baustelle del “Sussidiario Illustrato…” e “La Moda del Lento”, in altri ancora è il prog dei Pink Floyd e The Moody Blues a farla da padrona mentre la tromba suonata per l’occasione da Riccardo Bianchi rievoca le atmosfere “noir” create dai mai troppo lodati Morphine del compianto Mark Sandman. La quantità di strumenti utilizzati (compresi una fisarmonica, un’arpa e uno stilofono) rende il sound complessivo della band molto corposo ma l’abilità dimostrata sin da subito dal quartetto di saper coniugare tecnica con melodie riuscite ed orecchiabili, esperimenti sonori con pezzi più immediati rende il tutto sempre piacevole e mai noioso. Se la traccia d’apertura “Split, Split, Split” con le sue linee vocali ispirate ad “Astronomy Domine” dei Pink Floyd mostra immediatamente il lato più irriverente e bizzarro del gruppo, l’uno-due delle successive “Dadaistic Visions” ed “Eyeliddles” convince l’ascoltatore che i SEC sono perfettamente in grado di scrivere musica accessibile e quasi pop senza perdere alcunché in personalità; “Germ” enfatizza l’atmosfera cupa da film nero mentre “Missilonghi” sembra uscire direttamente da una radio degli anni Sessanta con il suo brio e la sua immediatezza. Nella seconda parte dell’album è la parte più sperimentale dei SEC a sentirsi maggiormente: due tracce, “Suicide Side” e “Clip 22”, superano ampiamente i 7 minuti e si rivelano tortuose e sempre cangianti grazie ai giochi di distorsione delle chitarre ed alle tastiere che creano un’atmosfera psichedelica, in “Wildify” si sente la splendida tromba di Bianchi, che lavorando con le chitarre dona un tocco di jazz a tutta la composizione, e persino le brevi “Solipsistic Feel” e “S.G.A.N.G.A.R.A.” sono intrise di eclettismo musicale e bizzarria. Forse la scelta di piazzare queste particolari tracce sul finale del disco potrebbe risultare poco convincente per alcuni, forse inframmezzarle con alcune tracce più immediate ed orecchiabili sarebbe stata l’opzione migliore ma tutto questo rientra nei gusti del singolo ascoltatore e non si può definirla una vera colpa per il quartetto bergamasco. Sull’aspetto della produzione si sente la mano attenta di Marco Torriani, il quale si dimostra capace di coniugare la pulizia del suono con il calore molto vintage ricercato dalla band, permettendo ad ogni strumento presente sulla scena di mostrare il suo carattere peculiare e di fare la sua parte per quanto piccola nell’economia complessiva del disco. Calcolando la varietà di strumentazione utilizzata dai SEC un impegno mica da ridere!

CONTATTI:

Facebook: https://www.facebook.com/s.e.c.music

Bandcamp: https://silenceexileandcunning.bandcamp.com/

Sito ufficiale: http://www.secofficial.com

MetalloNonMetallo

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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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