Recensione: The Academy – Drunk Yoga Velvet Club

Componenti dei The Academy - tacdmy
The Academy – TACDMY

Un amichevole bentornato a tutte le lettrici e i lettori di Culto Underground, come di consueto anche questo venerdì è online una nuova recensione. In particolare parleremo di “Drunk Yoga Velvet Club“, recente album della band friulana The Academy. Continuate a leggere la recensione per conoscere tutte le nostre opinioni sull’album e le notizie riguardanti la band.

La band

I The Academy si formano in Friuli-Venezia Giulia nel 2012 e sono: Gianluca Calligaris (voce e chitarra), Vito Gelao (chitarra), Nicola Narbone (sintetizzatore e piano), Pierpaolo de Flego (sintetizzatore e seconde voci) e Alessio Gambarrotta (batteria). A partire dal 2013 la band intensifica l’attività live suonando in diversi club italiani, oltreché in alcuni concerti al di fuori dell’Italia e aprendo per due volte i Tre Allegri Ragazzi Morti (una delle più importanti band della scena musicale alternativa italiana). Nel 2014 pubblicano il loro primo album “Meaning of Dance” e durante l’estate si esibiscono su alcuni palchi molto importanti come l’Arezzo Wave Festival e il Collisioni Festival di Barolo. Nel 2015 la band continua a esibirsi in concerti dal vivo e inizia la scrittura dal loro secondo album che ha visto la luce nel giugno del 2016.

Il disco

Drunk Yoga Velvet Club inzia con “Blavatsky“, dopo una breve parentesi introduttiva particolarmente incalzante, la traccia si apre a suoni più morbidi ed eleganti presentando piacevolmente il prodotto che i TACDMY (abbreviazione di The Academy) hanno confezionato affidandosi alla co-produzione di Sandro Giacometti (Not1). Si procede poi con “Kneyef“, le sonorità rimangono spensierate e sognanti, in perfetta sintonia con la riuscita prova vocale che è molto ben inserita nel contesto della traccia. Con “(It’s) Always Like” i TACDMY fanno il punto della situazione, l’attitudine pop-dance non può che richiamare alla mente i più recenti Coldplay e il loro “A Head Full Of Dreams”. Con “Ego Chamber” la band ha sperimentato di più rispetto a quanto ascoltato in precedenza, sempre restando nel ventaglio delle sonorità rilassate e di sottofondo, colpisce in particolare l’uso accurato di strumenti digitali ed elettronici. “Pray the Lord” è il brano più movimentato del disco e in alcuni brevi tratti finisce per fare l’occhiolino alla musica dance, la vera ed unica protagonista però resta l’immediatezza del brano già dal primo ascolto. In chiusura “Wow Signal“, il brano più onirico dell’intero disco che nel finale rivela un’energia nuova grazie a un intenso assolo di chitarra.

Contatti

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Andrea Tomasella

Laureato in Sociologia per il Territorio e lo Sviluppo all’Università di Trieste, è referente del Gruppo Comunicazione del Punto Giovani di Gorizia. Scrive per la webzine di arte underground “Culto Underground”, collabora con il mensile di promozione sociale "Social News" e con il settimanale sportivo "City Sport". Attraverso il suo blog si racconta ed esprime opinioni (sempre personali).
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