REPORT: Gorizia Nizza austriaca

 

Carissimi lettori è con molto piacere che inauguro una nuova sezione su Culto Underground, quella dei report. Anche se in passato ne è già stato pubblicato qualcuno a riguardo di eventi, concerti o manifestazioni, con questo lavoro si apre ufficialmente la nuova sezione. Ho deciso di propiziare questa novità con il report sul progetto “Specchi della Memoria“, nell’ambito della mostra “Oltre lo Sguardo” che si è tenuta alla Fondazione Carigo a Gorizia. Nello specifico oggi parlerò dell’evento di mercoledì 21 Gennaio 2015 “Gorizia Nizza austriaca, viaggio nelle verità nascoste”. A seguire la nostra intervista al giornalista e scrittore Roberto Covaz.

INTRODUZIONE

Il progetto “Specchi della Memoria” serve come testimonianza per offrire ai visitatori uno spaccato della città di Gorizia tra il 1860 e lo scoppio della Grande Guerra. Un’occasione unica per ripercorrere la storia attraverso il mezzo della fotografia e poter analizzare com’era Gorizia, ma anche i suoi abitanti, gli edifici e molto altro grazie all’archivio di immagini d’epoca, realizzato con l’aiuto dei cittadini che hanno condiviso cimeli e fotografie personali. A questo progetto ne corrispondono di collaterali, fra cui quello dal titolo “Gorizia Nizza austriaca, viaggio nelle verità nascoste”.

Andiamo a scoprirlo insieme.

REPORT di “Gorizia Nizza austriaca, viaggio nelle verità nascoste”

Per la prima volta, da che frequento le attività della Fondazione Carigo, sono stato nella vasta Sala espositiva, aperta al pubblico per la mostra “Oltre lo sguardo. Fotografie a Gorizia prima della Grande Guerra”, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, con il Circolo Fotografico Isontino, il Consorzio Culturale del Monfalconese e i Musei Provinciali di Gorizia.
La partecipazione è stata intensa, circa 100/130 persone sono affluite, introdotte all’evento dalla conversazione fra Roberto Collini e Roberto Covaz, col titolo “Gorizia Nizza Austriaca, viaggio nelle verità nascoste”. La chiacchierata è iniziata nella sala, gremita di persone, e  Roberto Collini ha introdotto lo scrittore Roberto Covaz (di cui ho recensito anche il suo libro “Gorizia nella Grande Guerra” qualche mesetto addietro), che ha parlato di un nuovo inizio per Gorizia, per la concretezza e la bellezza degli edifici, ma ha anche trattato la rivalità tra Gorizia e Monfalcone, iniziata intorno all’ ‘800 per poi assopirsi per tutto il ‘900, salvo poi riacutizzarsi negli ultimi venti anni per la questione degli ospedali.
Sono stati tanti altri gli spunti trattati e i temi approfonditi, utili per conoscere un po’ meglio la storia della città di Gorizia, soprattutto perché, oltre alla quotidianità delle persone che vivevano nella “Nizza austriaca“, i due interlocutori hanno ben spiegato quale fosse l’altra faccia della medaglia, per una città in rapida espansione e di abbondante ricchezza. Non c’è stata solo la Nizza austriaca, ma anche miseria. C’erano pochi medici, i primi chirurghi arrivarono nel 1903. Si moriva anche per le pessime condizioni della rete fognaria, insomma c’erano numerose carenze sanitarie.
Gli argomenti sono stati trattati in modo informale, così da coinvolgere il pubblico presente, senza rendere noiosa o pesante la trattazione. Inoltre sono stati usati dati e numeri dell’epoca, estrapolati da documenti e dal libro “Gorizia nella Grande Guerra”.
È stato posto l’accento anche sulle condizioni di vita dei poveri, dei mendicanti e dei diversamente abili che all’epoca non potevano camminare per le vie centrali della città. In qualche modo erano segregati alle zone periferiche e distanti dal centro cittadino.
Per rendere più chiaro l’argomento, per meglio permettere la creazione di un quadro generale quanto più completo possibile riguardante la città, è stata trattata anche la composizione etnica di Gorizia di quegli anni. Dunque era facile rintracciare la classe liberale nazionale e quella dirigente, formata per lo più da austroungarici. C’era anche la classe slovena, anch’essa borghese e infine i Friulani.
È stato poi evidenziato anche il ruolo del clero in quegli anni e dei vescovi, che rimasero nonostante la guerra, che furono da supporto a tutte le persone rimaste,
In conclusione si è parlato del “pane nero“, ovvero uno dei pochissimi pasti disponibili e distribuito dai pochi ufficiali austroungarici presenti a Gorizia durante gli anni della Guerra.

A seguito della conversazione, oltre agli interventi del pubblico, è stata aperta la sezione “Specchi della memoria. Gorizia e l’isontino attraverso le foto di famiglia” allestita nell’ambito della mostra “Oltre lo sguardo. Fotografie a Gorizia prima della Grande Guerra”.

Dopo aver visitato la mostra, di cui potete vedere alcune foto in questo report, ho intervistato il giornalista e scrittore Roberto Covaz, che si è gentilmente reso disponibile a rispondere a qualche domanda. Leggiamo assieme il risultato.

INTERVISTA

Innanzitutto grazie per il tempo che ci concede, questo è un piccolo blog di arte underground. Vorrei iniziare con una domanda di tipo personale, chiedendo come nasce questa sua passione per la storia, dato che lei si definisce un appassionato più che uno storico, ce ne può parlare?

Io ritengo sia molto importante conoscere, nella maniera più approfondita possibile, il contesto in cui viviamo e le nostre radici, le nostre tradizioni. Nel mio caso specifico io abito a Monfalcone, che sì, è a ventidue chilometri da Gorizia, ma pur se in un territorio provinciale così piccolo, è davvero un altro mondo. Un altro mondo perché Monfalcone è stata sotto Venezia per molti secoli, è stata austriaca per cent’anni e poi è scoppiata la prima guerra mondiale. Non come Gorizia che è sempre stata prima contea autonoma, con possedimenti che andavano fino all’attuale Tirolo, e comunque aveva una vicinanza con Vienna indiscutibile. Per cui due città e due territori, molto diversi.

Quando sono arrivato a lavorare a Gorizia, come responsabile della redazione de “Il Piccolo”, circa quattordici anni fa, mi sono reso conto di quanto poco conoscevo la storia di Gorizia, al contempo però ho capito di quanto fosse complessa. Dunque questa complessità di Gorizia, se da una parte rende difficile la sua conoscenza, dall’altra emana una fascinazione, che per quanto mi riguarda,  è coinvolgente.

Uscendo dal contesto personale, cosa ne pensa della mostra “Specchi della Memoria” dove siamo oggi?

È una mostra molto bella, perché io ritengo che sia molto importante vedere le cose e, come dicevo prima, la scoperta, lo studio, delle nostre tradizioni e della nostra storia, corroborata dalle immagini e in particolar modo dagli edifici e dai luoghi che ancora oggi possiamo vedere e toccare, è molto bello vedere com’erano cento anni fa. Una chiesa, con lo sfondo di una collina, che c’è ancora è rassicurante, due guerre e disgrazie tremende ma ci siamo ancora. Sono visioni domestiche rincuoranti.

Progetti per il futuro?

Scriverò un libro, io sono di Monfalcone, siccome Monfalcone è diventata italiana nel Giugno del ’15, scriverò un libro storico di Monfalcone. Poi un libro su Gorizia che si intitolerà “Gorizia capovolta”, ovvero, attraverso le lapidi di sepoltura del cimitero centrale, racconterò la storia di Gorizia.

Una domanda per i nostri lettori più giovani: qual è la rilevanza dei social network nel suo lavoro?

Purtroppo, sottolineo purtroppo, siamo quasi costretti a utilizzare in maniera massiccia questi strumenti. Io ho cinquantatré anni e ho vissuto di striscio la generazione dei giornalisti che sono andati in crisi quando è stata tolta la macchina per scrivere con l’introduzione del computer. Ma il computer poi alla fine serviva al giornalista. Quindi è cambiato completamente il modo di ragionare.

Quali sono gli scrittori, gli autori, che hanno influito maggiormente nella sua crescita e che magari l’hanno portata a questo genere di lavoro?

Non necessariamente degli storici, per esempio Arrigo  Petacco, un giornalista che ha raccontato molto bene la storia. Il mio autore preferito è Piero Chiara, in qualche maniera adesso anche Andrea Vitali, perché attraverso romanzi che sembrano anche leggeri, restituiscono sia atmosfere, storie e personaggi che aiutano a capire meglio la storia.

Allora, innanzitutto grazie mille per averci concesso l’intervista, se vuole può fare un saluto e un’ultima considerazione prima di salutarci.

Sì, un saluto caro e vi ringrazio per l’attenzione. Un’ ultima esortazione, non da vecchio ma da fratello maggiore, di togliervi ogni tanto le cuffiette quando camminate per strada e di alzare gli occhi, annusare, guardare, riabilitare i sensi, tutti e cinque.

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Andrea Tomasella

Laureato in Sociologia per il Territorio e lo Sviluppo all’Università di Trieste, è referente del Gruppo Comunicazione del Punto Giovani di Gorizia. Scrive per la webzine di arte underground “Culto Underground”, collabora con il mensile di promozione sociale "Social News" e con il settimanale sportivo "City Sport". Attraverso il suo blog si racconta ed esprime opinioni (sempre personali).
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