Report: Mombu live a “La Corte dei Miracoli”, Siena – 12/12/15

Mombu

Bentornati a tutti i lettori di Culto Underground! Oggi il vostro Metallo vi offre il reportage di uno splendido evento musicale tenutosi nella città di Siena in questi giorni.
“Come fa un duo ad avere una tale potenza musicale e a creare un’atmosfera del genere?” Questa è stata la prima domanda balenata nella mia mente dopo aver sentito i Mombu dal vivo alla Corte dei Miracoli di Siena. Nonostante conoscessi sufficientemente i lavori delle band principali dei due membri ed avessi pure ascoltato sul web alcuni brani della loro discografia del duo non mi sarei mai aspettato un’esperienza del genere e che bastassero solo un sax baritono ed una batteria per creare un sound così feroce e granitico e nel contempo un’esperienza che si potrebbe addirittura a tratti definire mistica e spirituale. Ma andiamo con ordine, presentiamo prima la band in questione per far conoscere meglio la loro originalissima proposta musicale.

Chi sono i Mombu?

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I Mombu nascono a Roma come side-project di Luca T. Mai, storico sassofonista della band jazz/noise/hardcore ZU, e del batterista Antonio Zitarelli dei meno noti ma altrettanto talentuosi Neo. I due dopo aver collaborato assieme nel trio free jazz/prog Udus decidono di lavorare nuovamente assieme in un progetto che nelle intenzioni non doveva somigliare alle loro rispettive band di provenienza e dovesse spingersi in là nelle convenzioni di genere, anche oltre i limiti già lontani dell’improvvisazione jazz degli anni Settanta. La loro idea, ispirata dalla presenza di percussioni in canzoni di band metal come gli Slipknot e i Sepultura, era di mischiare assieme l’aggressività e la violenza sonora del grindcore all’energia del free-jazz ed alle ossessive ritmiche rituali della musica percussiva africana. Decidono quindi di chiamarsi Mombu, un nome derivato da un particolare spirito balbettante della tradizione Voodoo capace di causare violente piogge, un elemento che mostra l’attenzione e l’interesse della band anche per la cultura etnica di Haiti. Nel 2011, in un momento di “riposo” degli ZU e dei Neo, i due decidono di pubblicare il loro primo lavoro omonimo, il quale si pone come manifesto del loro personalissimo “afrogrind” ed attira l’attenzione della stampa e degli amanti della musica sperimentale underground. In quattro anni i due hanno continuato a scrivere musica, realizzando due EP ed un secondo album intitolato “Niger” uscito nel 2013, e a portare in giro per il mondo la loro proposta musicale in tour che sono andati dalla Norvegia alla Turchia. Il loro ultimo lavoro è lo split di dieci tracce tra il duo romano ed l’MC/vocalist newyorkese Oddateee.

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Il concerto

Il caso ha voluto che il decembrino “Haile Selassie Tour” dei Mombu andasse a toccare proprio Siena come seconda data, in un concerto tenutosi il 12 dicembre presso La Corte dei Miracoli, i locali dell’ex Ospedale Psichiatrico San Niccolò dove l’omonima associazione culturale non-profit promuove e progetta eventi in campo sociale, artistico e culturale. Ovviamente essendo a Siena per studi universitari e conoscendo i componenti della band non mi sono lasciato sfuggire l’occasione e mi sono recato alla Corte per scoprire quanto il palcoscenico era l’ambiente ideale del duo romano. Il pubblico si è rivelato fin da subito numeroso e variegato dato che si potevano vedere sia amanti del punk e del metal sia della musica africana curiosi ed interessati a vedere dal vivo l’afrogrind della “strana coppia”. Poco dopo le 23 i suoni all’unisono di percussioni e sax baritono distorto segnalavano l’inizio del concerto. O, per meglio dire, del rito. Fin dalla prima canzone “Radà” infatti l’atmosfera creata dai due strumenti nella sala non troppo illuminata è surreale ed a suo modo fragorosa come solo può essere un rito voodoo. Le note del sax di Mai escono distorte e crude grazie ai numerosi pedali che si occupano di modificare il suono dello strumento, risultando a tratti simili a urla belluine, a tratti profonde, ripetitive ed oscure come quelle dei riff doom metal. Zitarelli invece è totalmente immerso nella musica, percuote con forza e precisione la batteria dando l’impressione di una moltitudine di tamburi africani suonati nel mezzo di misteriosi riti tribali antichi, il tutto ad occhi chiusi, quasi fosse posseduto da qualche spirito ultraterreno. La velocità aumenta improvvisamente, il muro di suono diventa sempre più forte ed oppressivo prima di rallentare nuovamente e dare preminenza prima alle percussioni, poi al sax. Gli attributi di improvvisazione, sperimentazione ed i cambi di ritmo tipici del jazz ci sono nel DNA dei Mombu, i pezzi stessi sembrano essere usciti in maniera naturale come nelle migliori jam-sessions ma lo spazio per i virtuosismi e la melodia sono davvero minimi: tutto sembra improntato al groove, al ritmo tribale ed alla mera potenza sonora. E che potenza! I due parlano pochissimo con gli spettatori tra un brano e l’altro, si presentano brevemente in un paio di momenti morti ma non dicono molto altro, un po’ perché visibilmente affaticati (suonare il sax e la batteria in brani complessi lunghi anche più di 9 minuti implica una capienza polmonare ed una resistenza mica da ridere!), un po’ forse per non rovinare l’atmosfera mistica e quasi spirituale da loro creata. Nelle interviste sono loro stessi a dirlo: che siano 10 persone o 300 loro danno sempre il massimo e vanno “dritto per dritto” senza stare a sedersi sugli allori e si vede benissimo anche in questa occasione. Il pubblico sembra davvero apprezzare la musica offerta dal duo, accolgono ogni canzone con uno scroscio di applausi, alcuni si fanno portare dalle ritmiche indiavolate e perfino ballano. Nella canzone “Carmen PatriosMai abbandona il suo fidato sax baritono ed armeggia con un “mbira”, uno strumento tipico dell’Africa sudsahariana formato da una zucca/cassa di risonanza e delle lamelle di metallo da far vibrare con i pollici per creare suoni utilizzato nelle cerimonie di contatto con gli antenati delle comunità Shona, mentre Zitarelli lo accompagna come da tradizione con un “hosho“, una sorta di sonaglio contenente dei semi. Inutile dire che l’atmosfera raggiunge il momento forse più magico di tutto il concerto. La tranquillità dura poco: dopo un indiavolato assolo di batteria i Mombu ripartono a tutta forza con “The Devourer of Millions”, una canzone composta da ripetitivi loop di sax distorto sopra i quali Mai improvvisa assoli atonali che fanno venire in mente più gli Slayer che il jazz mentre Zitarelli continua incessante a creare ad occhi chiusi ritmi tribali dalla struttura minimale ma estremamente energici. Quasi simili a torrenti che si tuffano in corsi d’acqua più grandi le strutture delle canzoni lentamente si mischiano tra loro diventando un unico gigantesco fiume in piena di suoni che percuote ed ipnotizza in egual modo il numeroso pubblico presente nella piccola e calda sala della Corte dei Miracoli. Dopo un’ora ed un quarto ed un bis chiesto a gran voce dagli spettatori presente i Mombu terminano il loro concerto con “Mombu Storm” lasciando un pubblico entusiasta e soddisfatto della splendida serata musicale.

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Le conclusioni sull’evento

Non posso nascondere che da profano non sapessi esattamente che cosa aspettarmi dai Mombu dal vivo ma a fine concerto ero già fermamente intrappolato tra le spire serpentine della loro musica. Non ci ho pensato due volte prima di acquistare un loro disco perché per quanto ostica ai più la loro proposta musicale è così originale e riuscita nei suoi intenti che merita pienamente di essere fatta conoscere e “finanziata” in qualche modo. Non avrà probabilmente mai un grande riscontro nel panorama della musica commerciale ma non credo questo interessi granché a Luca T. Mai e Antonio Zitarelli: a vederli sul palcoscenico i due sembrano più interessati a portare innanzi la loro personale proposta artistica, a sperimentare con il loro sound ed a crearsi nuovi fan con esibizioni live in cui danno il massimo. E accidenti se in questo non ci riescono divinamente!

Facebook: https://www.facebook.com/mombu/?fref=ts
Bandcamp: https://mombu.bandcamp.com/

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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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