Report: Slowdive + Savages + New Candys live ad Azzano Decimo 30/07/15

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Bentornati a tutti i lettori di Culto Underground dal vostro Metallo! Fino ad un paio di anni fa se mi avessero detto che avrei avuto la possibilità di vedere una band culto dalla fama quasi leggendaria presso gli appassionati come gli Slowdive a nemmeno un’ora di macchina da casa mia probabilmente avrei scrollato le spalle con un mesto sorriso e l’avrei liquidata come una fantasia priva di fondamento. La band di Reading capitanata da Neil Halstead e Rachel Goswell nei suoi sei anni di vita aveva raccolto negli anni ’90 ben poco successo di critica nonostante l’ammirazione sempre crescente con gli anni degli appassionati e di musicisti provenienti da tutti i generi (ironicamente i fan del metal e del rock più abrasivo sembrano essere quelli più toccati dalle emozioni del raffinato ed etereo dream pop intriso di ambient del quintetto inglese) e l’ipotesi di una reunion sembrava sempre bocciata dal nucleo originale della formazione che aveva continuato la loro carriera suonando folk/country nei Mojave 3. Immaginate la sorpresa collettiva l’anno scorso quando la band ha deciso di riformarsi per un tour che ha toccato gran parte dell’Europa, compresa Padova, e si è messa al lavoro su un nuovo disco, dimostrando che il loro talento non era stato per nulla intaccato da così tanti anni di inattività forzata! Per mia sfortuna non mi è stato possibile andare a vederli in Veneto la volta scorsa ma il fato mi ha concesso una seconda possibilità di godermeli come headliner alla prima serata della Fiera della Musica assieme alle Savages e i New Candys e stavolta non me lo sono fatto ripetere due volte. Queste sono le mie impressioni della serata!

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La location della fiera si è rivelata quantomeno bizzarra, un palco posizionato nel prato dietro ad una scuola con accanto un grande tendone dove da un lato erano posizionate le bancarelle degli espositori di vinili, cd ed accessori vari e nella parte opposta un punto di ristoro con tavoli e panche dove poter acquistare cibo e bevande. Nonostante l’offerta forse un po’ povera ed il clima freddo e nuvoloso però circa un migliaio di persone, provenienti anche da Slovenia, Austria e dalle altre regioni italiane, si sono ritrovate ad Azzano per l’unica data italiana di quest’anno dei loro beniamini dello shoegaze britannico.

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Ad aprire le danze sono stati i veneziani New Candys, un giovane quartetto giunto al secondo LP (As Medicine, uscito a marzo) che mescola in maniera riuscita la psichedelia anni ’60 ed influenze del britpop più sognante con una certa ruvidezza tipica del garage rock. La musica presentata dalla band è risultata contemporaneamente immediata all’ascolto ma raffinata nella struttura complessiva dei pezzi anche se per quanto abbiano dimostrato esperienza e buone capacità compositive la mezz’ora a loro dedicata purtroppo non mi è risultata sufficiente per apprezzarli del tutto, un vero peccato.

Le seconde in scaletta erano le ragazze post punk delle Savages, un quartetto londinese attivo da 4 anni che ha già raccolto un ottimo successo di critica e pubblico in tutto il mondo con il loro debut album del 2013 Silence Yourself ed ha calcato palchi prestigiosi come il Coachella Music and Arts Festival attirando critiche entusiastiche. Ispirate dai Joy Division e la parte più ruvida del post punk come Killing Joke, Public Image Ltd e Siouxsie and the Banshees le quattro erano probabilmente le mosche bianche della serata ma si sono impegnate in ogni modo a scaldare il pubblico con la loro esibizione. La cantante Jehnny Beth si è dimostrata indubbiamente il personaggio più carismatico della serata, un vero animale da palcoscenico pieno di energia capace anche di scendere e continuare parte dell’esibizione in mezzo al pubblico per dargli la carica ma la musica un po’ troppo uniforme e ripetitiva nei suoi canoni limitati non è riuscita ad afferrarmi come mi sarei aspettato (anche se a mio parere comunque si è dimostrata decisamente migliore dal vivo che su disco).

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Finalmente il momento tanto atteso è arrivato ed alle 23 in punto, silenziosamente, gli Slowdive hanno preso posizione sul palco e sono partiti con il pezzo di apertura omonimo ma subito c’è stata la prima sorpresa per i fan, visto che al posto del bassista Nick Chaplin impossibilitato ad esserci quella sera ha trovato posto nella formazione Kevin Hendrick, il loro fonico. Qualsiasi timore che la compattezza del gruppo potesse risentirne è stata però subito spazzata via: il quartetto di Reading ha sciorinato uno dopo l’altro classici provenienti dagli EP e dai tre album , da Avalyn a Souvlaki Space Station, passando per Dagger e Crazy for You, con solo la voce dell’angelica Rachel a ringraziare tra un pezzo e l’altro con un flebile “Thank you…” ed un dolce sorriso i fan entusiasti lì riuniti. Il resto del gruppo ha invece mantenuto più o meno un religioso silenzio, a parte per un lamento da parte di Neil dopo essersi tagliato suonando ed una breve spiegazione sulla assenza di Chaplin. Il grosso delle canzoni scelte per la serata provenivano da “Souvlaki”, il loro disco più apprezzato e di cui vanno più fieri, mentre per il mio personale dispiacere dal loro primo lavoro “Just for a Day” ho potuto godermi live la sola Catch the Breeze ma nonostante questo la selezione di tracce ha sicuramente fatto la felicità di coloro che hanno aspettato ben 20 anni per rivederli dal vivo. Undici tracce, con When the Sun Hits ed Alison ad attirare il maggiore entusiasmo dal pubblico, un ora di concerto: Rachel annunciava Golden Air, cover di Syd Barrett e dopo otto minuti di psichedelia e suoni onirici la band ha appoggiato gli strumenti e si è allontanata in mezzo al feedback delle chitarre elettriche ancora accese. Il pubblico attendeva trepidante il ritorno sul palco dei loro beniamini per un bis dopo un così splendido spettacolo ma questo purtroppo non arriverà mai. La brevità dell’esperienza è l’unico difetto che potrei assegnare a questa esibizione del quartetto di Reading ma d’altra parte l’attitudine schiva e l’idiosincrasia mostrata dalla band verso gli stilemi del pop e del rock sono sempre state parte del fascino che l’ha reso uno dei gruppi culto degli anni ’90 quindi la cosa non mi infastidisce granché. Dopo un concerto del genere la mia curiosità è alle stelle e non vedo l’ora di ascoltare la nuova produzione artistica di Neil e soci, sperando che mantenga la qualità delle uscite precedenti. Chissà se ripasseranno ancora da queste parti, prima o dopo…

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Fin da bambino Alex Baldassi è stato guidato da una insaziabile curiosità verso l'arte e la cultura. Adora immergersi nel profondo mare della scena artistica underground e riportare in superficie le migliori perle recenti ed i classici ingiustamente dimenticati, così come girare per i mercatini dell'antiquariato e scandagliare i negozietti alla ricerca di piccoli tesori nascosti qua e là. Dopo essersi laureato in Lettere Moderne all'Università di Udine sta continuando gli studi in Giornalismo a Siena, collaborando nel frattempo alla webzine "Culto Underground" del suo amico Sagana dove si diletta a scrivere di musica, fumetti, film e videogiochi.
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